Un modo originale per festeggiare la donna, con una delle spettacolari rappresentazioni a cui ci ha abituato il regista Agostino De Angelis insieme ai suoi attori della Academy for Theater, Cinema and Cultural Heritage. Nell’affascinantre scenario del castello di Santa Severa, accarezzati dalla pretesa di un vento primaverile e dai complici e rari raggi di sole, in questa stagione fin troppo piovosa, abbiamo assistito a uno spettacolo unico. La donna vista nella storia e nel mito, nella sua forza e nelle sue fragilità. Attrici e attori le cui voci hanno echeggiato tra i viali antichi del castello sul mare, la cui distesa blu ha saputo ricreare personaggi e tragedie della mitologia greca. A dialogare con il regista la giornalista Barbara Pignataro. E dall’antichità si è giunti anche agli scenari dei giorni nostri, richiamando ciò che accade a Milena nella palestra dove è stata condotta con l’inganno, nella cornice del Sessantotto romano e nel grido di quella generazione di ragazze che per prime cercarono la vera emancipazione. E allora perchè questa espressione seria? Perchè Milena è ancora lì e il suo urlo non avrà mai fine.
Di seguito una lettura per soli adulti:

DAL CAPITOLO XX DI “NESSUN SEGNO SULLA NEVE”
Nuccio era riuscito a vedere dove venivano custodite le chiavi della palestra, e un giorno mi convinse a “far ragionare” Milena.
– E che cazzo – mi diceva infuriato – ma chi si crede di essere per trattarti così! – e io mi sentivo capito in pieno da lui – Insomma, ce l’ha fatta annusare a tutti e poi alla fine la vuole dare solo a quel comunista del cazzo! – Mentre lui parlava, la rabbia montava dentro di me fino a un livello che io stesso non potei più controllare. – Tu le devi solo dire che in palestra, alla fine delle lezioni, c’è qualcuno che deve parlarle di Roberto e che, se non viene, il suo ragazzo si troverà in grandissimi guai. Vedrai che abboccherà e verrà, te lo assicuro. – La trama delle sue intenzioni non mi era del tutto chiara, ma in quel momento io volevo solo vendicarmi e Nuccio mi avrebbe aiutato, come sempre.
Fu così che, verso le cinque del pomeriggio, convinsi Milena a scendere giù in palestra, facendole credere che altrimenti Roberto si sarebbe trovato nei guai. Lei mi guardò un attimo valutando ciò che le stavo dicendo e poi mi seguì come un agnellino. Non appena entrati in palestra la condussi negli spogliatoi, dicendole che ci stavano aspettando lì.
Non ebbe neanche un attimo di sospetto, anzi, prima di entrare nello spogliatoio, mi guardò sorridendo dicendomi un sincero “Grazie Dustin”. Ma, varcata la soglia, c’era Nuccio dietro la porta che la afferrò immediatamente per i capelli e la spinse in terra dicendole a denti stretti: – Ciao Milena! – Lei tentò di gridare e di dimenarsi, ma io la tenni ferma finché lui le mise un bavaglio sulla bocca e una cinta per i libri stretta sulle mani. Io non capivo più niente, eseguivo solo gli ordini di Nuccio, mentre il grido strozzato di Milena si perdeva nella mia mente.
– Forza, adesso levale le mutande! – e mentre lei cercava di non divaricare le gambe io, con tutta la mia forza, tirai su la sua tunichetta e le sfilai le mutandine. Lei cominciò a piangere, i suoi occhi erano iniettati di sangue, le sue mani strette e livide erano giunte come in una preghiera. Fu lì che vidi il suo pube nudo, mentre si dimenava, aprirsi e chiudersi e infine chiuso, in una estrema difesa, dalle gambe che serrava con forza. Il bavaglio si sfilò e lei non riusciva più neanche a gridare.
– Non mi fate anche questo, vi prego! – La sua voce mi risvegliò come da una profonda ipnosi. Io la volevo, l’avevo sempre voluta, ma non così!
– Dai Francesco che aspetti! È una vita che mi rompi i coglioni con Milena, ’sta zoccola. Sbrigati spaccala e così ti levi lo sfizio! – Milena cominciò a chiamare forte Roberto e Nuccio:
– Chiama, urla, è proprio lui che mi ha dato il via libera, di te non ne vuole più sapere, te l’ha mai detto? – Milena, con la tunichetta alzata fino ai fianchi, con il pube di fuori, indifesa, sembrò aver ricevuto una coltellata e continuò solo a piangere dicendo:
– Vi prego…vi prego, – la sua voce si era affievolita e non aveva più forze. In quel momento sentii di non poter andare avanti e gridai.
– No, Nuccio, lasciamola! – ma lui, sorpreso dal mio grido urlò:
– Ma che cazzo di stronzo sei?! – Mi guardò con i suoi occhi scuri, che in quel momento erano avidi e malvagi. Io scappai e lasciai Milena in quello sgabuzzino mentre continuava a piangere e a chiamarmi:
– Dustin, no! Dustin non mi lasciare qui!
Non seppi mai quello che successe dopo, se Nuccio le usò violenza o no, io scappai senza voltarmi indietro, sapendo che avevo perso il sentimento più bello e più puro che un essere umano possa provare.

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