LE NEWS

Il contatto più bello, quello con i bambini


https://www.youtube.com/watch?v=hn-gFT2mJ_U

Si è realizzata la fase finale del concorso scolastico “Diventa Illustratore” ideato dalla Dirigente Scolastica dell’I.C. Salvo D’Acquisto di Cerveteri Velia Ceccarelli e dalla coordinatrice Monia Monarca, a seguito della lettura del mio libro per bambini “L’Ispettore Supplì, le mozzarella scomparse e altre fantastiche storie”.

Il libro, infatti, non era illustrato e i bambini della scuola primaria, entusiasti delle storie narrate, hanno aderito in massa, creando delle bellissime illustrazioni per il concorso. Più di 260 elaborati che sono stati valutati da due eccelenze artistiche, la nota Street Artist italiana Tiziana Rinaldi Giacometti e l’illustre pittore Giuliano Gentile, a cui mi sono affiancata nell’esprimere il mio giudizio di autrice dei quattro racconti.

Un’esperienza unica, nella quale ho goduto di entusiasmanti incontri con i piccoli, grandi lettori, che si è concretizzata con la pubblicazione del libro. Un’edizione speciale a cui è stata cambiata la copertina con quella vincitrice del concorso, e nel cui testo sono state inserite le opere dei bambini premiati per aver meglio interpretato i messaggi dei racconti, che rimandano a valori quali l’amicizia, il coraggio, il rispetto per l’ambiente, il cibo e per i giochi. ( L’ispettore supplì e il mistero delle mozzarelle scomparse, La notte in cui i Transformer invasero la Terra, Un Velociraptor per amico, Cinque giorni sulla Luna).

Una grande soddisfazione per i piccoli illustratori!

Una bellissima pubblicazione disponibile nelle migliaia di librerie servite da Youcanprint, nel suo sito e nei negozi online.

https://store.youcanprint.it/lispettore-suppli-le-mozzarelle-scomparse-e-altre-fantastiche-storie-edizione-speciale/b/eca1e262-6dfe-5b99-b1fe-705d4e9c7cca

Un ringraziamento di cuore alle docenti, che con il loro impegno hanno reso possibile lo svolgimento del concorso, alla Dirigente Scolastica Velia Ceccarelli, alla coordinatrice Monia Monarca, e agli artisti Tiziana Rinaldi Giacometti e Giuliano Gentile.

Ma il GRAZIE più grande va ai bambini per il grande lavoro svolto che ha impreziosito il libro, regalandomi dei momenti davvero indimenticabili. Non c’è cosa al mondo che possa ripagare quanto i miei giovanissimi amici mi hanno dato, e spero che questa pubblicazione sia un semplice e gradito mezzo per pronunciare il mio immenso GRAZIE BAMBINI! 

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Eventi, LE NEWS

Da tourismA a Testo i miei giorni di Firenze…


Firenze, di giorno e di notte, sotto il sole o bagnata dalla pioggia è sempre uno spettacolo stupefacente. In questi giorni nel meraviglioso capoluogo toscano si sono svolti degli interessantissimi eventi a cui sono stata felice e onorata di partecipare.

Al Palazzo dei Congressi ha avuto luogo tourismA – Salone dell’Archeologia e del Turismo Culturale, nel cui ambito sabato 24 nella sala 9 si è svolto l’interessante workshop Cultura-Coltura-Culto, a cura dell’attore e regista Agostino De Angelis, organizzato dall’Associazione Culturale ArchèoTheatron, nella persona del presidente Desirée Arlotta. I numerosi inteventi che si sono susseguiti hanno messo in luce le caratteristiche del turismo nel nostro Paese con uno sguardo a trecentosessanta gradi sull’aspetto non solo archeologico e culturale, ma anche religioso e indirizzato alle nostre eccellenze agricole e gastronomiche.

Molti gli amministratori che hanno descritto quanto viene fatto a livello locale per la valorizzazione e la sponsorizzazione del patrimonio non solo culturale, con intermezzi di notevole impatto dedicati all’arte, alla recitazione e al cinema. Un aspetto, quello cinematografico, trattato dal giornalista Rosario Tronnolone nel suo interessantissimo intervento. La giornalista Salvina Pizzuoli, capo redattore della rivista Tuttatoscana, ha invece fatto conoscere la realtà della rivista, che si completa con Tuttatoscanalibri e che tratta dei numerosi argomenti riguardanti la Toscana e non solo, in un’offerta online dove contribuiscono molti collaboratori su base volontaria. Tutti gli interventi sono stati particolarmente seguiti e apprezzati.

E poi a Testo, l’appuntamento annuale nella suggestiva Stazione Leopolda, che racconta come nasce un libro: da come si scrive a come si pubblica, come si traduce, come si disegna, come si vende fino a come si legge. Un evento che porta a Firenze la migliore editoria, con una attenta selezione di titoli, tra i quali è il mio “Una morte sola non basta” allo stand della Del Vecchio Editore. Un altro momento molto importante che ho avuto il piacere di condividere con i lettori che, leggendo il romanzo, non mi hanno più abbandonato. Tra questi è stato emozionante l’incontro con Giacomo Messenio, che ha letto tutti i miei libri, recensendoli (le sue recensioni si possono trovare al link dedicato al giudizio dei lettori) https://danielaalibrandi.com/category/la-parola-ai-lettori/

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LA PAROLA AI LETTORI, LE NEWS

A volte capita anche questo…


Un lettore mi bacchetta e io mi innamoro di una foto…

(Foto di copertina gentilmente concessa dall’autore, il fotografo Matteo Angeloni http://matteoangeloni.it/ )

“QUELLA IMPROVVISA NOTTE A VENEZIA:

Daniela Alibrandi, lei non finirà mai di stupirmi!

Questo è il suo quarto libro che leggo e, a dispetto di come lei lo definisce nelle note, tutto è fuorchè letteratura leggera.

È un meraviglioso romanzo di un’intensità incredibile, in assoluto uno dei più belli che abbia mai letto e, mi creda, ne ho letti tanti.

Ha pizzicato le note della mia vecchia ed incartapecorita anima fino alla commozione più profonda di un finale struggente che non ha lasciato i miei occhi asciutti.

Bravissima si sente che dentro c’è la sua anima.”

Vincenzo Pignanelli da oggi in poi farò più attenzione nel definire il genere dei miei scritti, la ringrazio moltissimo della recensione anche su Amazon!📚🌹

Foto di copertina gentilmente concessa dall’autore Matteo Angeloni http://matteoangeloni.it

L’amore non conosce l’età giusta e non possiede limiti. L’unica limitazione è quella che riusciamo a volte a porre noi ed è la codardia, salvo pentirci per il resto della vita.

Per l’ebook:

Per il cartaceo: https://www.amazon.it/Quella-Improvvisa-Notte-Venezia-Lelly/dp/1723749036/ref=tmm_pap_swatch_0?_encoding=UTF8&qid=1708192543&sr=1-1
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LE NEWS

A San Valentino i libri che parlano d’amore…


Può un noir erotico sentimentale parlare dell’amore vero? Io direi proprio di sì. “Il Bimbo di Rachele” è un romanzo le cui pagine trasudano sentimenti ed emozioni, ambientato, tra l’altro, in un luogo a me molto caro, la cittadina costiera di Santa Marinella e i suoi magnifici dintorni.

Pubblicato nel lontano 2012 a seguito della vittoria del premio letterario nazionale La Città e il Mare, è stato rieditato in una nuova e strepitosa pubblicazione dalla casa Edizioni Universo, che ha dato nuova vita anche ad altri due dei miei primi romanzi, tre libri da collezione, “Nessun Segno sulla Neve”, uscito nel 2010 e nel 2014 “I Misteri del vaso Etrusco”, da poco protagonista di uno spettacolare evento al Museo Nazionale Archeologico di Cerveteri, ripreso da Canale 10.

https://www.youtube.com/watch?v=sVGo55rSdKQ

Le tre riedizioni vantano dei particolari unici, che impreziosiscono i già coinvolgenti romanzi. “Nessun Segno sulla Neve” è illustrato con i dipinti dell’artista Carlo Grechi, “Il Bimbo di Rachele” in copertina possiede tre importanti e suggestivi elementi: Il Volto di Donna, pastello e china di Carola Cimarelli, L’Antico Borgo disegno a carboncino dell’artista, mio cognonimo Andrea Alibrandi, La citazione di Og Mandino. Infine come non ricordare i particolari della copertina de “I Misteri del vaso Etrusco” nel cui peritesto visivo si nota l’apparato grafico del libro, curato e raffinato. La copertina, per i colori scelti, il font e l’immagine stilizzata del vaso richiama i colori delle ceramiche etrusche. Tra l’altro si ammira l’immagine stilizzata della Kylix.

E d’amore, quello vero, trattano le tre trame, sia quello che si può avere dalla famiglia, dove in un piccolo e antico borgo una nonna lotta per salvare i nipoti dalle sfide moderne, che quello passionale descritto senza veli in alcuni passaggi che vanno dalla sensualità all’erotismo.

Questi romanzi non sono facilmente reperibili in ilbreria, ma su Amazon “I Mister del Vaso Etrusco” è già disponibile in cartaceo, “Nessun Segno sulla Neve” in ebook anche su Kobo e “Il Bimbo di Rachele” è già disponibile in ebook e lo sarà presto in cartaceo.

https://www.amazon.it/I-misteri-del-vaso-etrusco/dp/889096345X/ref=sr_1_8?qid=1707927615&refinements=p_27%3ADaniela+Alibrandi&s=books&sr=1-8

Oppure ci si può rivolgere direttamente alla casa editrice Universo Edizioni https://www.edizioniuniverso.it/contact/sia se si desidera uno dei tre romanzi, oppure se si vuole avere le tre opere in un’unica soluzione. In questo caso Edizioni Universo ha preparato una promozione speciale, lo Special Pack senza costi di spedizione: https://www.edizioniuniverso.it/prodotto/special-pack-daniela-alibrandi/

E restate collegati, perchè i libri in questione saranno protagonisti di numerosi e interessanti eventi pproprio nei luoghi delle loro ambientazioni!

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Eventi, LE NEWS, Trasmissioni televisive e radiofoniche

Un indiscutibile successo!


Ieri si è svolta la presentazione del mio libro “I Misteri del Vaso Etrusco” (Edizioni Univeso), che ha aperto la stagione letteraria del progetto “Sulla Strada degli Etruschi” ideato dall’attore e regista Agostino De Angelis. Una serata indimenticabile, la cui riuscita si deve alla sinergia di tanti valori. Primo fra tutti il modo delicato e professionale con cui il gionalista e scrittore Riccardo Dionisi mi ha portato a parlare non solo del libro ma anche di me e dei miei sentimenti, la perfetta regia del regista e attore Agostino De Angelis e l’impeccabile organizzazione di Desirée Liza Arlotta e Archèotheatron Italia. Inoltre le sentite letture e la fantastica recitazione degli attori del Corso di Cinema di Santa Marinella Viva, di Sonia Signoracci, hanno impreziosito l’incontro. Un ringraziamento va al Direttore del Parco Archeologico di Cerveteri e Tarquinia dott. Vincenzo Bellelli, per aver aperto le porte del museo all’evento, location eccezionale, alla Regione Lazio Assessorato alla Cultura nella persona di Simona Renata Baldassarre che ha concesso il patrocinio e a Roberto Menasci. Presenti anche il Vicesindaco e Assessore alla Cultura Federica Battafarano e i consiglieri Gianluca Paolacci, Emanuele Vecchiotti e Luca Piergentili, che ringrazio. Presente anche l’editore Cristiano Cimarelli delle Edizioni Universo

Da Canale 10

Un ringraziamento particolare per la loro graditissima pesenza alla giornalista di RAI 1, Dania Mondini, al Presidente dell’Associazione Nazionale Sociologi Pietro Zocconali e al Presidente del Gruppo Archeologico Romano sezione Cerveteri Ladispoli Giovanni Zucconi.

Le letture sono state eccezionali, come lo è stata la recitazione di alcune parti del romanzo nelle quali hanno preso vita alcuni personaggi chiave della storia, come una agguerrita nonna Adele, una timida Rosy e gli intraprendenti Lorella e Mirko alle prese con una scena d’amore fisico vissuto in una tomba etrusca. Alcuni tratti della vita del piccolo centro sono stati fedelmente resi con grande divertimento del pubblico, come il chiacchiericcio a seguito della morte del farmacista del paese e gli strafalcioni della nonna. Un ringraziamento di cuore va agli allievi del Corso di Cinema di Santa Marinella Viva di Sonia Signoracci, con la regia di Agostino De Angelis, che hanno riscosso un gran numero di applausi: Monia Marchi, Riccardo Frontoni, Andrea Vella, Nerina Piras, Riccardo Dominici e il sorprendente Filippo Soracco, un bambino dallo spiccato talento artistico, che ha recitato delle toccanti poesie di Gianni Rodari.

Voglio soffermarmi, prima di chiudere l’articolo, su una significativa considerazione dello scrittore e giornalista Riccardo Dionisi, che ringrazio per aver accettato di accompagnarmi, che ha condotto in modo esemplare l’incontro, legando la trama del romanzo alla realtà di una città come Cerveteri, che non viene mai nominata nel libro ma che si riconosce facilmente, sopraffatta dalle sfide odierne, come la crisi economica e la desertificazione, la chiusura degli esercizi commerciali e la delocalizzazione, sfide a cui nonna Adele si oppone con tutte le forze per salvare il futuro dei nipoti: È sempre una ricchezza per tutti la presenza di persone che sanno raccontare il territorio, la vita di tutti noi attraverso l’immaginazione. Ci forniscono un’ istantanea utile a comprendere meglio la realtà, la conoscenza reciproca e il contesto sociale, contribuiscono a rafforzare l’identità della comunità. E Daniela Alibrandi con questo libro ha senz’altro assolto a questa necessaria funzione per il nostro territorio, indagato in modo tanto originale.

Il numeroso pubblico che ha stipato il Museo ha gradito moltissimo il format originale che contraddistingue lo stile del regista De Angelis, a cui va il mio ringraziamento di vero cuore, un’offerta artistica completa, mirata a raccontare il territorio nella sua realtà, ma anche e soprattutto nel suo Patrimonio storico e culturale.

E al pubblico va un grazie di cuore per aver deciso di trascorrere quelle magiche ore insieme a noi!

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LE NEWS

È oggi 4 febbraio alle 16:30…


Oggi va in scena la rappresentazione artistica, presso il Museo Nazionale Archeologico Cerite di Cerveteri, con scene tratte dal mio libro “I Misteri del Vaso Etrusco” (Edizioni Universo), che apre la stagione letteraria del progetto “Sulla Strada degli Etruschi”, ideato dall’attopre e regista Agostino De Angelis. Infatti, la presentazione del libro, con lo scrittore e giornalista Riccardo Dionisi, verrà accompagata da uno spaccato di vita reso in modo teatrale, con la recitazione degli allievi della scuola di Cinema di Sonia Signoracci e le letture dello stesso attore e regista De Angelis, con l’originale format che contraddistingue il suo stile.

Ringrazio di cuore tutte le componenti che hanno reso possibile questo evento che è a partecipazione gratuita, ed è promosso in collaborazione con il Parco Archeologico Cerveteri Tarquinia, patrocinato dalla Regione Lazio, organizzato dall’Associazione Culturale ArcheoTheatron e dall’Academy for Theater and Cultural Heritage.

L’Appuntamento si inserisce anche nell’ambito della domenicalmuseo, iniziativa del Ministero della Cultura che consente l’ingresso gratuito, ogni prima domenica del mese, nei musei e nei parchi archeologici statali. Un motivo in più per partecipare e visitare il meraviglioso museo.

https://www.trovaeventinews.it/i-misteri-del-vaso-etrusco/

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“I Misteri del Vaso Etrusco” apre la rassegna letteraria “Sulle Strade degli Etruschi”


In un anniversario così importante è per me un onore aprire con il mio libro “I Misteri del Vaso Etrusco” (Edizioni Universo) la rassegna letteraria del progetto “Sulla Strada degli Etruschi“, ideato dall”attore e regista Agostino De Angelis.


Domenica 4 febbraio alle ore 16:30 andrà in scena una rappresentazione artistica presso il Museo Nazionale Archeologico Cerite di Cerveteri. Infatti, la presentazione del libro, con lo scrittore e giornalista Riccardo Dionisi, verrà accompagata da uno spaccato di vita reso in modo teatrale, con la recitazione degli allievi della scuola di Cinema di Sonia Signoracci e le letture dello stesso attore e regista De Angelis, con l’originale format che contraddistingue il suo stile. Un’offerta artistica che è stata attuata con grande adesione e successo anche nell’evento del 7 dicembre scorso presso la Nuvola di Piùlibripiùliberi, in occasione della presentazione del mio libro “Una morte sola non basta” (Del Vecchio Editore).

Ringrazio di cuore tutte le componenti che hanno reso possibile questo evento che è a partecipazione gratuita, ed è promosso in collaborazione con il Parco Archeologico Cerveteri Tarquinia, patrocinato dalla Regione Lazio, organizzato dall’Associazione Culturale ArcheoTheatron e dall’Academy for Theater and Cultural Heritage.

L’Appuntamento si inserisce anche nell’ambito della #domenicalmuseo, iniziativa del Ministero della Cultura che consente l’ingresso gratuito, ogni prima domenica del mese, nei musei e nei parchi archeologici statali. Un motivo in più per partecipare e visitare il meraviglioso museo.

LA STAMPA

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Eventi, LE NEWS

“I Misteri del Vaso Etrusco” apre una affascinante stagione letteraria…


“Sulla strada degli Etruschi”, progetto ideato dall’attore e regista Agostino De Angelis, riserva l’apertura della stagione letteraria alla presentazione del mio romanzo “I Misteri del Vaso Etrusco” (Edizioni Universo). Un onore per me presentare il libro nell’incantevole location del Museo Nazionale Etrusco Cerite, in un’occasione tanto significativa. L’evento, che avrà luogo domenica 4 febbraio alle ore 16:30, è promosso e in collaborazione con il Parco Archeologico Cerveteri Tarquinia, organizzato dall’Associazione Culturale ArcheoTheatron e dall’Academy for Theater and Cultural Heritage con il patrocinio della Regione Lazio.

Io insieme all’attore e regista Agostino De Angelis

L’Appuntamento si inserisce anche nell’ambito della domenicalmuseo, iniziativa del Ministero della Cultura che consente l’ingresso gratuito, ogni prima domenica del mese, nei musei e nei parchi archeologici statali. Ad accoglierci il direttore del Parco Archeologico Cerveteri Tarquinia Vincenzo Bellelli, mentre dialogherà insieme a me lo scrittore e giornalista Riccardo Dionisi, alla scoperta delle molteplici sfumature che caratterizzano una comunità di provincia. Le vecchie faide, il chiacchiericcio nel negozio della parrucchiera, dove si decidono i destini di tutti, gli scandali e gli inganni, l’unione di fronte alle nuove sfide. Un mondo indagato in modo attento e divertente, dove un’anziana si batte con tutto il cuore per salvare i nipoti dalle conseguenze della crisi economica, dell’abbandono dei piccoli centri, di un male misterioso, senza diagnosi. Tre vite ordinarie che diventeranno straordinarie e indimenticabili.

La presentazione sarà arricchita da momenti recitati di Agostino De Angelis, mentre alcuni dialoghi verranno resi in forma teatrale grazie alla partecipazione di MariaPia Gallinari, Eleonora Pini e gli allievi del corso di Cinema Santa Marinella Viva di Sonia Signoracci: Monia Marchi, Riccardo Frontoni, Andrea Vella, Nerina Piras, Riccardo Dominici, Filippo Soracco. L’iniziativa è patrocinata anche da: Rivista Archeologia Viva, Firenze ArcheoFilm Festival, tourismA.   

Vi invito a partecipare numerosi, l’ingresso è libero!

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Ho scritto tanto anche di questo…


DELITTI POSTDATATI, da pag. 75 CAP XIII

Dallo scrigno della signora Luisa…

… “Vedi Mariuccia, Franz era intimamente convinto che la razza ebrea fosse il male del mondo, per lui non era una semplice dottrina politica. E anche qui da noi, sai, era già qualche anno che venivano applicate le leggi razziali. Anche se a me, fino a quel momento, gli ebrei erano sembrate persone normali. Insomma, vedendo la mia titubanza, lui iniziò a leggermi, durante i nostri incontri, dei testi che mi aprirono la mente, I Protocolli dei Saggi di Sion. In quelle ore, sdraiata sotto le coperte insieme a lui dopo aver fatto l’amore, al suono della sua voce, tutto iniziò a trovare la giusta spiegazione. Anche se negli anni successivi questi testi vennero tacciati come falsi, Franz ed io sapevamo che erano autentici. Vi si spiegava il piano operativo degli ebrei, i loro metodi per ottenere il dominio del mondo attraverso il controllo dei mezzi di comunicazione e della finanza. Infine il loro obiettivo di sostituire l’ordine sociale tradizionale. E infatti già possedevano la maggior parte delle ricchezze, a scapito delle altre razze che ne avevano diritto”. A Mariuccia la pelle aveva iniziato a rabbrividire, mentre la vedeva sistemare una serie di fogli e con disinvoltura giustificare, anzi difendere, quella che era stata la vergogna dell’umanità. La signora aveva continuato e il suo sorriso, improvvisamente, era divenuto tremendamente cinico, “La Germania continuava a vincere le sue battaglie, e anche l’Italia ne beneficiava, ma c’era bisogno di riprendere ciò che di diritto apparteneva alla razza ariana, le loro immense ricchezze accumulate dai giudei con l’inganno e l’astuzia”.

Mariuccia, seppure pietrificata, si era alzata ugualmente quando l’anziana glielo aveva chiesto, “Vieni a vedere, cara, così forse mi capirai,” con le gambe tremanti e la mente offuscata, lei aveva sbirciato i fogli sottili e ingialliti come vecchia carta velina, che riportavano solo uno sterile elenco di nomi. Anche questi erano scritti su pagine che mostravano impresso, in alto a destra, lo stemma del fascio italiano. I nomi erano battuti a macchina uno sotto l’altro, “Vedi,” aveva continuato a spiegare la signora, “quando c’è una riga saltata è perché quei nomi appartenevano a un nucleo familiare”.

Infatti, alcuni nominativi sembravano isolati dall’elenco generale. Mariuccia aveva trovato finalmente il coraggio di chiedere: “A chi si riferiscono signora?”

“Quando Franz mi spiegò bene come stavano le cose e mi chiese di prendere questi documenti tra le carte di mio padre, io non esitai a darglieli. Del resto avevo libero accesso ai vecchi archivi del mio defunto papà. Gli elenchi, mia cara, presentano i nomi degli ebrei di Roma, alcuni li conoscevo personalmente, sai? Anche i loro bambini. Pensa che giravano già con la stella di David cucita sugli indumenti”.

E a Mariuccia era mancata l’aria, all’improvviso. Quella casa nella quale non vedeva l’ora di giungere il lunedì mattina e che nettava con amore, lasciandola sempre profumata di pulito, in quel momento le sembrava solo una trappola mortale. D’un tratto pareva che le pareti le cadessero addosso, come le accadeva nella cella della prigione. Senza riflettere si era addirittura attaccata al bicchiere d’acqua, dal quale aveva da poco bevuto la vecchia.

“Ti senti male cara?” le aveva domandato premurosa la signora.

“No, è stato un attimo,” aveva risposto lei pronta. L’anziana intanto, con grande disinvoltura aveva ripreso a parlare “Alcune di queste persone si rivolsero a me, quando agli ebrei venne assicurata la libertà in cambio del versamento di tutti i loro beni, nell’estate del ’43. Io li rassicurai che se avessero seguito le direttive del Terzo Reich a loro non sarebbe stato torto un capello, anche se ero certa che le cose non stessero in quel modo,” si era soffermata sorridendo e indicando un nome in particolare, al quale seguivano altri tre nominativi, una famiglia quindi. “Questa signora mi è rimasta impressa. Era vedova con tre figli e, per ringraziarmi dei consigli, mi volle regalare la fede d’oro del marito,” il suo sorriso era divenuto un ghigno, “di loro, cara, non seppi più nulla. Nell’ottobre del ’43 Franz e i suoi li mandarono via da Roma. Lui mi disse che era un modo per tenerli lontani dalle tentazioni, per farli stare tutti insieme, in fin dei conti era per il loro bene, ma poi molti anni dopo, seppi cosa fosse accaduto. Del resto ci sarà stato un motivo per il quale quella ebrea era una razza da sottomettere, ti pare? Anche i cattolici lo dicevano, erano stati loro a crocefiggere Gesù!” aveva infine commentato con sguardo fiero.

I SUOI PASSI LEGGERI

Dall’ antologia I doni della mente

Non mi è mai piaciuto mio nonno, dico sul serio. Anzi per la verità non sono mai riuscito a soffrire la sua presenza dentro casa nostra. La nota stonata che trasformava la melodia della nostra vita familiare in una nenia tediosa che non si aveva voglia di ascoltare. Eppure non c’era nulla da fare, nonostante avessi più volte manifestato la mia insofferenza a quella presenza pesante e deprimente, tutta la mia famiglia si univa compatta dalla sua parte, lasciandomi solo. Mi chiedevo perché mai i miei genitori nutrissero devozione verso quel rottame umano che minava la nostra serenità. Mio padre era aperto a ogni dialogo con me e mio fratello più piccolo e la comprensione che mia madre aveva nei nostri confronti era infinita. Sì, ma non per ciò che riguardava l’argomento nonno. Così io capii ben presto che era inutile insistere. Avrei dovuto sopportare quell’uomo con i suoi occhi affossati e cerchiati di nero e quel viso deformato da una paresi che gli torceva la bocca, dai lati della quale colava sempre un po’di saliva, e la cui smorfia lasciava intravedere i resti ingialliti della sua antica dentatura. Avrei ancora dovuto vedere i suoi capelli ricci, candidi e radi, che stanchi ricadevano sulla sua fronte segnata. Tutto di lui mi inquietava, odiavo il suo odore di vecchio, detestavo le sue mani macchiate e rugose al punto da non riuscire più a mangiare il pane se solo lo aveva toccato. E infine quel numero marchiato all’interno del suo polso 12956, con un inchiostro blu, ancora nitido tanto da contrastare con la sua pelle quasi trasparente, come un livido che non se ne sarebbe mai andato. Insomma io odiavo quel suo essere ebreo. Mi ricordavo di lui così da sempre, vecchio e impaurito, irrimediabilmente ferito dal destino che gli aveva tolto tutto, ma con un guizzo nello sguardo intriso di antico orgoglio, pervaso dalla strana consapevolezza di appartenere a tradizioni e storie impossibili da soffocare, nonostante tutto. Il suo inspiegabile orgoglio di essere ebreo.

I miei ricordi di bimbo mi riportavano a quando lui mangiava ancora con noi e, durante la cena che precedeva lo Yom Kippur, era a lui che veniva affidato il compito di tagliare il pane e la carne. Lo studio della Torah e la solennità di quei festeggiamenti non facevano per me, così come tutto ciò che in quella cornice veniva perpetrato. Nonostante tutti considerassero la nostra somiglianza, tanto nei lineamenti quanto nel modo di fare, un grande dono ricevuto da Dio, io crescendo maturai l’assoluta convinzione di essere completamente diverso da lui. Mi resi conto di non sentirmi un ebreo. Immancabilmente, alla fine delle feste, delle giornate passate in sinagoga io mi sentivo un estraneo. Questo stato d’animo non era giustificato né compreso dai familiari, parenti e amici, che all’inizio cercarono in tutti i modi di risvegliare in me l’orgoglio delle origini. Volevano indurmi alla rassegnazione di essere nato ebreo, senza riuscirvi. Gli anni passavano e il rancore verso la mia condizione cresceva, allontanandomi da tutti.

Arrivò poi il tempo nel quale mio nonno abbandonò l’abitudine di mangiare insieme a noi e scivolò in un oblio senza fine. Nella sua mente tutti coloro che frequentavano la nostra casa erano delle spie pronte a denunciarlo ai nazisti. Io capii che era giusto così, che si isolasse a mangiare da solo in camera sua, in una volontaria prigionia, uscendo da lì solo di notte, per compiere innumerevoli volte lo stesso percorso nel corridoio, dalla sua camera alla cucina, poi al bagno e indietro alla sua camera. Era giusto che si fosse finalmente tolto dalla mia vista. I suoi passi si trascinavano nel corridoio, di notte, cadenzati come se i piedi fossero stati legati da una pesante catena, e rimbombavano nella mia mente, finendo poi per cullare i miei sogni.

Per molti anni quello fu l’unico contatto che restò tra noi due. Finché arrivò il giorno in cui invitai gli amici a fare i compiti a casa e lui riuscì a metterli in fuga, uscendo dall’esilio della sua stanza con coraggio inaspettato. Gridava che erano tutti spie e che ci avrebbero denunciati. Mi sono vergognato terribilmente nel vedere i miei amici andar via di corsa, spaventati da quel pazzo piombato nella nostra allegria con il suo delirio persecutorio. Avrei voluto piangere e gridargli finalmente di uscire dal mio mondo, ma il patriarca non si poteva toccare.

“Bisogna avere pazienza!” mi ripeteva mia madre “Tuo nonno ha sofferto tanto e lo ha fatto anche per noi. Tutti loro, in quei campi di sterminio, si sono immolati per noi”.

Non rispondevo, non osavo dirle che non provavo alcuna riconoscenza per un sacrificio collettivo che sicuramente non era stato fatto per me. Anzi, con il passare del tempo, sentivo che ogni goccia del mio sangue smentiva la mia appartenenza alla razza ebrea. Il mio Dna parlava di storie completamente diverse da quella che voleva raccontare sempre lui, con i suoi occhi persi nel vuoto, quella smorfia indelebile e quel maledetto numero 12956, che si leggeva chiaramente mentre agitava per aria il braccio, nell’intento di cacciare le spie immaginarie. Che razza di uomo poteva essere mai stato uno che, come lui, aveva permesso che gli portassero via la moglie e il figlio, senza far nulla, un uomo che si era fatto marchiare a fuoco come fosse la pecora di un gregge? Che razza di uomo era mio nonno per non essere riuscito a fermarli? E cosa voleva ora da me con le sue grida biascicate all’indirizzo dei miei amici, della mia vita che nulla avrebbe avuto in comune con la sua? Mi specchiavo e riconoscevo nei miei lineamenti e nei miei muscoli la forza, l’onnipotenza che solo i giovani riescono a provare. 

Io sì che avrei saputo come fare. Mi ostinavo a non credere a quel che veniva raccontato del passato, detto sul presente e immaginato nel futuro, descritto con la rassegnazione di chi sa che nel proprio destino ci saranno inevitabilmente nuove persecuzioni, altri stermini. Niente di tutto ciò sarebbe mai accaduto a me. Mi rifiutai di frequentare ragazze ebree, come cercavano di indurmi a fare i miei, e provai a inserirmi in ambienti diversi. Non avrei mai formato una famiglia che potesse essere oggetto di persecuzione, non avrei mai creato i presupposti per essere marchiato a fuoco. Tagliai a zero i miei capelli ricci, disertai la sinagoga, evitai di indossare la Kippà. Cercai perfino di nascondere il mio naso camuso spingendo sin sulla punta le pesanti lenti Ray-Ban, che lo mascheravano con la loro ombra. Finché mi sembrò di non avere più alcuna caratteristica riconducibile agli ebrei. La mia vita l’avevo già pianificata contro ogni aspettativa dei miei parenti. Mi sarei trasferito negli Stati Uniti, in qualsiasi luogo dove un ebreo è solamente un essere umano, mi sarei laureato in legge e avrei sposato una ragazza americana, affogando nell’incontro con altri Dna le mie origini e il destino nefasto della mia gente. E mi piaceva fantasticare sul mio futuro affacciato alle finestre della mia stanza, in questo grande appartamento non lontano dal ghetto, la cui veduta spazia sul lento corso del Tevere e da cui è sempre visibile il tetto della sinagoga, illuminato dal sole o bagnato dalla pioggia, sempre muta testimonianza a ricordarmi che io sono un ebreo

Sono passati gli anni e ho messo in atto tutti i miei progetti. Ho preso contatti con l’università di Boston e a settembre inizierò il corso di studi che desideravo seguire. In tasca ho il biglietto del volo Pan Am, che mi porterà via da qui dopodomani. La novità è che l’altro ieri mio nonno è morto, vecchissimo, nel sonno. Ce ne siamo accorti perché nessuno di noi aveva udito, come ogni notte, i suoi passi terrorizzati andare su e giù per il corridoio. Non ho provato nulla se non la beffa che ci avesse lasciati proprio quando anch’io avevo finalmente deciso di andarmene. Mio padre ha voluto che venisse deposto nella bara in modo che fosse visibile, sul suo polso ormai scheletrico, il numero 12956, quasi un ammonimento gridato alle tenebre dell’aldilà. Non ho voluto neanche salutarlo per l’ultima volta mio nonno. Ho solo sostato nel corridoio ormai solcato dai suoi passi, in attesa che chiudessero la bara e lo portassero via. L’eco dei singhiozzi degli altri si è perso nella mia mente cinica. Al ritorno dal funerale, forse proprio per il distacco che ho sempre dimostrato nei suoi confronti, mi è stato affidato il compito di mettere ordine tra le cose che ha lasciato, per impacchettare tutto ciò che potrà essere gettato via.

Nella sua camera si percepisce ancora il suo odore, che trovo invariabilmente insopportabile. Sul letto c’è solo il materasso, le lenzuola sono state tolte. Questo silenzio non mi fa alcun effetto. Voglio fare in fretta, farò il pacco delle cose da eliminare e poi andrò a chiudere le mie valige. Stamattina, durante il funerale, è piovuto forte. Un temporale estivo che ha lasciato il posto all’afa. Dalle finestre si vede, ancora meglio che da quelle della mia stanza, il tetto della sinagoga che riflette da un lato il sole e dall’altro le poche nuvole grigie che si allontanano dalla città. Quello strano tetto mi sembra un enigmatico specchio che riflette solo ciò che si vuol vedere. Lascio la finestra aperta e inizio a rovistare nell’armadio, notando che la roba da selezionare è veramente poca. Qualche vestito, alcune maglie di lana, varie Kippà, un candelabro poggiato alla parete interna dell’armadio. Secondo i racconti di mio padre, prima della guerra la loro era stata una famiglia ricca e la professione di orafo, che mio nonno aveva ereditato dal padre, rendeva bene. Quando i nazisti chiesero l’oro agli ebrei romani in cambio della loro libertà, mio nonno convinse un gran numero di persone a donarlo e lui stesso si spogliò della quasi totalità dei suoi averi. Era convinto che sarebbe stato in grado di ricominciare quando l’assurdità della guerra fosse terminata. L’importante era che lasciassero in pace lui e la sua famiglia, cioè sua moglie Ester e suo figlio Davide di sette anni, mio padre. Ma poi, come sappiamo tutti, non fu così e in una notte d’autunno, nell’ottobre del ’43, caddero nella retata dei nazisti come gran parte degli ebrei romani, per essere poi deportati ad Auschwitz, da cui mia nonna Ester non tornò più. Per lo strano concatenarsi di eventi che a volte separa la vita dalla morte, mio padre fu affidato a una loro vicina che, eludendo la sorveglianza dei nazisti, lo portò in salvo insieme ad altri due bambini, nel vicino convento di San Bartolomeo. Solo dopo molto tempo dalla fine della guerra mio nonno riuscì a riabbracciare suo figlio e, da quel momento, non lo lasciò mai più, neanche dopo il suo matrimonio con mia madre. Neppure di fronte a questi ricordi riesco a impietosirmi. Io, ne sono certo, avrei fatto ben altro, avrei usato diversamente i miei soldi, magari pagando la fuga molto prima, né sarei caduto nel tranello delle iene naziste. Mi riparo gli occhi dalla luce infuocata del tramonto che, riflessa dal tetto della sinagoga, si riversa in questa stanza.

Accidenti è quasi sera, debbo sbrigarmi! Nel fondo dell’armadio vedo piegati un paio di pantaloni, al cui tatto si riconosce la fatturazione di ottima lana, anche se sono orribilmente logori. Li spiego per vederli meglio e dall’interno cade un foglio di carta. È una pagina di quaderno a righe, ingiallito, anche se restano intatte le righe azzurre orizzontali e quelle rosse del margine verticale. Sembra un foglio da prima elementare, ma la calligrafia è di una persona adulta. Mi siedo sul bordo del letto e cerco di decifrare ciò che vi è scritto, poiché in alcuni punti l’inchiostro sembra essersi bagnato:

 “Caro amore, ti scrivo ciò che non riesco a dirti guardandoti negli occhi. Sono incinta di otto settimane. So che all’inizio avrai paura per questa notizia, l’ho avuta anch’io. Ma dopo la prima impressione, cerca di esserne felice come lo sono io. Vedrai, la guerra passerà, tutto ciò finirà e noi avremo la gioia di una famiglia completa. Sono sicura che sarà una bambina e la sua vita già cresce con forza dentro di me, lasciandomi stupita. Stavolta sarò più brava, non piangerò come mi succedeva quando aspettavo Davide, Sai, quella tristezza viene solo alla prima gravidanza. Caro amore, vedrai che noi ce la faremo! Ti amo tanto Ester”.

Sono seduto sul letto eppure mi sembra di scivolare giù da una montagna. Guardo la data, ma è illeggibile. Si vede bene solo l’anno, il 1943. All’improvviso sento vacillare tutto il mio mondo e le mie difese. Un martello inizia a battere nella mia mente e a ogni colpo mi sembra di vedere quel numero 12956, 12956 conficcarsi nei miei pensieri, squarciando i miei giudizi, le mie convinzioni. Le ultime luci del tramonto carezzano il mio volto e vedo delle gocce umide cadere sul foglio. Non è possibile, sono le mie lacrime. Insomma, cosa mi sta accadendo? Separo il foglio di carta dalle cose che dovranno essere gettate e preso da un’incomprensibile smania frugo ancora in quel lacero pantalone. Dalla tasca esce un pezzo di carta, sembra carta da pacchi, stropicciata e sbiadita. Riconosco la stessa calligrafia:

Caro amore, spero che ti verrà recapitato questo mio scritto da Ines, che può raggiungere la tua baracca. Io vado avanti e cerco solamente di pensare che Davide è salvo e lontano da qui. Non ti preoccupare per me, abbi solamente cura di te. Stanotte ho sentito muovere la bambina per la prima volta! Ti amo tanto Ester”.

Sento di avere tra le dita un inestimabile tesoro, ho addirittura paura ad adagiarlo sul materasso. Lo infilo delicatamente nella tasca dei pantaloni, da cui scivola in terra il mio biglietto aereo. È l’ultimo messaggio intriso d’amore scritto da una piccola donna indifesa, che avrebbe fatto la “doccia mortale” di lì a pochi giorni. Mi sembra di vederla muovere i suoi passi leggeri, col ventre appena rigonfio e i pensieri concentrati sui movimenti della creatura che porta in grembo, mentre ignara si avvia verso la camera a gas. Mi sembra di sentirli nel corridoio di casa quei passi leggeri, confondersi con quelli terrorizzati dell’uomo che lei amava così tanto. Mi sdraio, immobile, fissando il soffitto. Ormai è sera e su di esso le cime degli alberi, mosse dalla brezza notturna, compongono delle strane ombre, che mi raccontano un’altra storia e mi mostrano ciò che non ho mai voluto vedere. La gioia e l’amore, la follia e la crudeltà, l’orgoglio, il coraggio e la disperazione. Luci e ombre, vita e morte. Di fuori è notte, me lo dice il bacio della luna riflessa dal tetto della sinagoga. L’odore di mio nonno è svanito nella pura aria notturna ma vorrei tanto, per la prima volta, risentirlo. Scendono ancora silenziose le mie lacrime e io mi chiedo perché non ho mai voluto leggere ciò che mostravano i suoi occhi spenti. Mi sembra che siano passati degli anni invece che poche ore in questa stanza. Sento di essere diverso, finalmente libero dal peso che non mi faceva entrare aria nei polmoni. Respiro profondamente la sensazione che mi pervade e mi scalda. Ora ogni goccia del mio sangue, ogni allele del mio Dna gridano una sola frase, che sento salire con violenza alle labbra. Mi alzo dal letto e vado verso la finestra, per gridare forte le parole che prorompono come la lava eruttata da un vulcano. Lo urlo alla luna riflessa dalle acque del Tevere, alla silenziosa sinagoga, agli uccelli notturni che solo ora non temo più. È con rabbia impietosa, ma anche con struggente e antico amore che grido:

“Io resterò!”

***

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Interviste, INTERVISTE - Rassegna stampa, LE NEWS

L’umiltà e l’onnipotenza, l’impossible immortalità, la magnifica intervista di Giovanni Zucconi per Baraondanews.it


Ci sono interviste e interviste. Il dialogo con il giornalista Giovanni Zucconi resterà per sempre un momento memorabile. Il luogo scelto per l’incontro è stato un locale pubblico, per niente silenzioso. Eppure le sue domande mirate, profonde e sottili, hanno calamitato la mia attenzione dal primo momento. Seguendo il sapiente e originale percorso da lui preparato mi sono trovata a sviscerare argomenti e concetti inusuali, a guardare davvero in me stessa, senza filtri. Un ringraziamento particolare alla rivista Baraondanews, che ha dedicato uno spazio tanto significativo all’intervista, e al bravo giornalista, che con grande tatto e delicatezza ha saputo raccogliere i miei sentimenti.

https://baraondanews.it/daniela-alibrandi-le-mie-storie-non-sono-solo-noir-sono-romanzi-tridimensionali/?fbclid=IwAR1K1ct0qaNBJ4zwzjCHLziyfcSrd8gKp9wI8ADojdwvXwG7ODUXEtcjxg8

Dall’intervista:

Scrivere per lei non è anche un atto di superbia? Lei crea mondi che non esistono. Personaggi che non esistono. Li fa nascere, crescere e morire a suo piacimento. Non si sente un Dio onnipotente quando scrive?

“Nel mio caso è una sensazione di onnipotenza umile. Perché io so che creo un mondo, che nei fatti è un universo microscopico. Ma è vero che tu crei. Crei una storia che poi farà sognare. Tu sai che tutto quello che succederà sarai tu a volerlo. Anche a volerlo fare morire. Però lo fai sapendo quanto sei piccolo, e che vuoi donare emozioni. Dare delle sensazioni. Quello che scrivi lo doni al mondo. È più un atto d’amore che di onnipotenza.“

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Eventi, LE NEWS

L’ispettore Supplì e la premiazione dei piccoli, grandi illustratori


Una palestra invasa da bambini entusiasti ed emozionati, gli sguardi teneri con cui solo i piccoli sanno esprimere sensazioni e sentimenti. Applausi scroscianti di innumerevoli dolcissime mani. I miei lettori, quelli che non mi dimenticheranno mai, gli unici che mi hanno fatto commuovere fino alle lacrime. E la grande soddisfazione di aver visto gli sguardi colmi d’orgoglio di chi veniva premiato, anche se, come è stato più volte detto all’assemblea, i lavori erano tutti bellissimi e di notevole valore artistico. Le classi partecipanti al concorso “Diventa Illustratore” sono state 12, in pratica tutta la scuola primaria dell’I.C. Salvo D’Acquisto di Cerveteri. I circa 260 elaborati sono stati esaminati dalla commissione esterna, composta da nomi eccellenti, quali la nota Street Artist italiana Tiziana Rinaldi Giacometti e l’illustre pittore Giuliano Gentile, a cui mi sono affiancata come autrice dell’opera.

Il primo premio sarà la pubblicazione* di un’edizione speciale del libro, le cui illustrazioni saranno i ventisei elaborati che si sono distinti per aver meglio rappresentato i contenuti delle storie e la cui copertina sarà sostituita dal disegno sorteggiato tra i quattro scelti dalla commissione. Ma sono stati assegnati premi di merito per la curiosità scatenata, l’utilizzo del colore, il divertimento e la laboriosità, il grande impegno dimostrato anche dagli alunni più piccoli. Inoltre, per premiare i talenti, sono state assegnate tre menzioni speciali per la fumettistica, l’arte pittorica e il disegno.

Un’esperienza che ogni autore dovrebbe fare, quella di scrivere per i bambini. Chi mi segue sa che sono una giallista, e che solo dopo aver avuto l’intimazione di un nipotino a scrivere qualcosa anche per i piccoli lettori ho dato vita all’Ispettore Supplì, le mozzarelle scomparse e altre fantastiche storie. E l’ho scritto in un periodo orrendo per tutta l’umanità, quello della pandemia, lontana anche dal nipotino.

Sarà forse proprio per quel motivo che ho desiderato “tuffarmi” nel mondo dei bambini e godere della loro fantasia e infinita sensibilità, scrivendo il libro. Ne sono venuti fuori quattro racconti coinvolgenti ed entusiasmanti, che focalizzano l’attenzione su particolari e delicati argomenti come il rispetto per il cibo e l’ambiente, la cura per i giochi e l’amore per gli animali, esaltando anche valori quali l’amicizia, il coraggio e l’unione.

L’ho voluto pubblicare tramite la piattaforma di Youcanprint, senza passare la filiera, anche economica, dell’editoria tradizionale e, perchè non risultasse troppo costoso, ho deciso di non inserire illustrazioni. Da qui è nata una storia incredibile, che mi ha coinvolta, profondamente emozionata ed infine stimolata.

La lettura dei quattro racconti, che compongono il consistente libro di centoventi pagine privo di illustrazioni, ha acceso la fantasia dei piccoli lettori che si sono trovati a indagare insieme all’Ispettore Supplì sulla misteriosa sparizione di alcune mozzarelle, a stringere una profonda amicizia con un cucciolo di Velociraptor, a vincere la sfida contro dei crudeli Transformer o addirittura ad andare sulla luna in compagnia di un bizzarro robot. La Dirigente Scolastica Velia Ceccarelli e la coordinatrice Monia Monarca hanno quindi ideato il concorso “Diventa Illustratore” all’interno della scuola, destinato ai bimbi delle elementari, che hanno aderito in massa, creando le illustrazioni non presenti nel libro.

LA STAMPA

https://baraondanews.it/cerveteri-diventa-illustratore-la-premiazione-allic-dacquisto/

Voglio chiudere questo articolo con alcune frasi che i bambini mi hanno spontaneamente “donato”:

“E’ il più bel libro che ho letto nella mia infanzia,” parole di un bimbo di terza elementare.

“Si vede che sei contenta, perchè hai gli occhi lucidi,” una bimba della quarta elementare

Mi è stato espresso il desiderio di continuare a leggere le avventure di questo strano personaggio.

Ho quindi il piacere di annunciare che il personaggio letterario de L’Ispettore Supplì è una realtà e riuscirà a risolvere molti delicatissimi casi.

*La pubblicazione dell’edizione speciale del libro, senza compensi per royalty, è un omaggio che ho desiderato fortemente offrire alla scuola, come riconoscimento della bravura con cui i piccoli lettori hanno saputo tradurre in immagini le storie e quale elogio all’eccezionale impegno dimostrato.

Un ringraziamento di cuore va alla Dirigente Scolastica Velia Ceccarelli, alla Coordinatrice Monia Monarca e alle docenti della Scuola Primaria per la sensibilità e la bravura con cui hanno reso possibile la realizzazione del progetto.

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LA PAROLA AI LETTORI, LE NEWS

L’aveva detto e l’ha fatto!


“Bravissima Daniela Alibrandi, lei ha conquistato un lettore che non l’abbandonerà più!”, questo mi diceva nella prima recensione Vincenzo Pignanelli, dopo aver letto “Nessun segno sulla neve” (Edizioni Universo). A volte capita che poi, pur continuando a seguirti, alcuni lettori non sentano più lo stimolo a recensire i tuoi libri. Invece in breve lui ha seguito con uno splendido giudizio su “Viaggio a Vienna” (Morellini Editore), https://danielaalibrandi.com/category/la-parola-ai-lettori/ per approdare oggi alla seguente recensione, breve, eccezionale e toccante a “Una morte sola non basta” (Del Vecchio Editore)

Che dire? Ho sempre pensato che il premio letterario più importante sia quello che viene dai lettori. Grazie Vincenzo delle emozioni che hai saputo trasmettermi!”

https://danielaalibrandi.com/2020/01/05/634-dove-acquistare-una-morte-sola-non-basta/

Ricordo che “Una morte sola non basta”è stata protagonista di un importante e originale evento alla Fiera del Libro Piùlibripiùliberi presso la Nuvola di Roma lo scorso 7 dicembre 2023. Il romanzo è stato presentato presso la biblioteca della Camera dei deputati ed è in catalogo, in edizione italiana, nelle prestigiose biblioteche di Harvard e Yale.

https://danielaalibrandi.com/2023/12/08/alla-nuvola-la-magia-di-una-performance-artistica/

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Eventi, LE NEWS

Questo inizio di anno lo dedico ai bambini…


Gli eventi più “dolci”e amabili dell’anno che si è concluso sono stati quelli vissuti con i bambini. Negli ultimi giorni di scuola, prima delle vacanze natalizie, grazie alla Dirigente Scolastica Angela Esposito e alle docenti Marica Tomeo e Sabrina Carmellini dell’I.C. Marina di Cerveteri, ho avuto un significativo e indimenticabile incontro con i bambini che stanno per leggere il mio libro “L’ispettore Supplì, le mozzarelle scomparse e altre fantastiche storie” e che hanno espresso il desiderio di conoscere la scrittrice. Un emozionante confronto con la sensibilità e l’intelligenza di quelli che erroneamente consideriamo piccoli lettori. Le domande che mi hanno posto sono degne delle più accurate interviste. Hanno voluto approfondire non solo i temi del libro in anteprima ma anche, e soprattutto, quello che è il mondo di una scrittrice, le sue sensazioni, che cos’è l’ispirazione e come la si riconosce, se c’è un luogo e un’ora precisa dove e quando scrivere, e addirittura se l’aver parlato dell’ispettore Supplì è stato un modo di evidenziare un’eccellenza della cucina italiana. Una raffica di stimolanti domande che mi hanno permesso di descrivere l’importanza non solo della lettura, ma anche dell’ascolto delle proprie emozioni, e il significato della ricerca descrittiva grazie alla quale un “fatto” non è mai solamente un fatto. Mi hanno scrutato con grandi occhi attenti e critici. Il momento più bello è stato quando, con grande delicatezza e direi anche con circospezione, si sono avvicinati per poi abbracciarmi e chiedermi la dedica sul libro o sul proprio diario. Non mi vergogno nel dire che mi hanno commosso. La loro richiesta di tornare a trovarli e, soprattutto, di scrivere ancora per loro è un appuntamento prezioso a cui non mancherò.

E non è finita lì. Infatti la lettura del mio libro “L’ispettore Supplì, le mozzarelle scomparse e altre fantastiche storie“, da me pubblicato senza illustrazioni proprio perchè avesse un costo contenuto, ha acceso la fantasia dei piccoli lettori dell’I.C. Salvo d’Acquisto di Cerveteri. E grazie alla Dirigente Scolastica Velia Ceccarelli e alla coordinatrice Monia Monarca è nata l’dea di un concorso nel quale sono in gara i disegni degli alunni dalla prima alla quinta elementare. Una commissione, composta da nomi illustri quali la Street Artist italiana Tiziana Rinaldi Giacometti e il pittore Giuliano Gentile, ha esaminato con la mia collaborazione i numerosi e bellissimi elaborati. Durante la premiazione che avrà luogo il 17 gennaio nello stesso istituto, verranno scelte le opere che faranno parte dell’edizione speciale del libro con le illustrazioni degli alunni e la nuova copertina da loro creata.

E nella giornata di oggi dedico con il cuore la favola “La vera storia della Befana” a tutti i bambini. La sua attualità, purtroppo, è sempre più calzante. Leggendola si comprende il perché.

https://danielaalibrandi.com/2018/01/05/la-vera-storia-della-befana-una-favola-di-ieri-per-i-bambini-di-oggi/

https://danielaalibrandi.com/2022/12/12/ma-il-natale-e-per-i-bambini/

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LE NEWS

Buon anno a tutte e a tutti…


Anche se credo che la vita non sia scandita da anni ma da momenti, auguro a tutti noi il meglio per il nuovo anno!

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LE NEWS

Gli auguri più divertenti nel reel di un amico


https://www.instagram.com/p/C1KD_8Ho5Mz/

Vorrei ringraziare singolarmente per i tanti auguri di Buon Natale che mi stanno giungendo, ma non è possibile. Siete davvero meravigliosi. Alla domanda che mi pongono molti sulle prossime novità, rispondo di restare collegati perchè ce ne saranno tantissime e sorprendenti…

Tra le numerose bellissime cartoline e reel che mi state inviando ho scelto quella di un mio amico, divertente e allegra, spero che sia visibile e soprattutto udibile al link di Istagram.

Vi ringrazio di vero cuore!

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Eventi, LE NEWS

Il confronto più sorprendente, quello con i piccoli lettori


Quella con i bambini, l’esperienza più tenera ed emozionante per un’autrice che considera il ritorno da parte dei lettori il premio letterario più importante. Non potevo immaginare quale mondo mi attendesse una volta varcata la soglia dell’Istituto Comprensivo Salvo D’Acquisto di Cerveteri. Ad attendermi la Dirigente Scolastica Velia Ceccarelli e la Coordinatrice Monia Monarca, che hanno ideato il concorso Diventa Illustratore dopo aver letto il mio libro per bambini“L’ispettore Spplì, le mozzarelle scomparse e altre fantastiche storie”. E con loro gli alunni delle elementari che hanno aderito con entusiasmo a quello che è partito come un progetto e si è trasformato in un concorso.

Ho avuto così il confronto diretto con i piccoli adorabili lettori, che mi hanno bersagliato di domande non solo sui contenuti delle storie, ma anche sul mio essere scrittrice. Hanno saputo leggere l’emozione attraveso il mio sguardo e scandagliato il mio mondo nel modo diretto che solo i bambini posseggono. Che cos’è un’ispirazione, cosa sento quando mi metto a scrivere, quali sono le mie letture, cosa sono per me i sentimenti. E ancora, quando ho capito di essere una scrittrice, cosa vuol dire un libro e tantissime altre meravigliose domande, incredibili se sono dei piccoli a porle. Poi il loro abbraccio, i loro diari su cui apporre la mia dedica, il dolcissimo sguardo di chi sa capire. Tra loro, alcuni mi hanno lasciato anche dei biglietti con i loro pensieri, un tesoro inestimabile! E poi mi hanno strappato la promessa di tornare presto a trovarli e di scrivere ancora per loro.

Ed è stato importante durante l’incontro evidenziare i messaggi che trasmettono i quattro racconti del libro: il rispetto per il cibo, per i giochi spesso trascurati, la cura e la salvaguarida dell’ambiente, l’amore per gli animali. Ma anche l’amicizia, l’unione che rende forti, i sogni e la speranza. 

Scrivo gialli, thriller e noir, scrivo da sempre per gli adulti, tranne che per una favola (La vera storia della befana) e qualche racconto breve. Finchè il mio nipotino mi ha fatto sentire in colpa quando, tempo fa, imbronciato mi ha detto: “Scrivi per tutti, e per noi bambini nemmeno un libro!”

Era vero, una mancanza che ai suoi occhi, e in quel momento anche ai miei, era gravissima. Poi iniziò la pandemia. Tutti chiusi in casa, settimane senza poter vedere mio nipote. Scrissi per lui questo libro, con la speranza di poterlo leggere insieme una volta finito l’incubo. Gli piacque molto e allora decisi di pubblicarlo su Amazon e Kobo, privo di illustrazioni, proprio perchè avesse un costo minimo, accessibile a tutte le famiglie, senza dover passare per la filiera commerciale editoriale e di distribuzione.

Ebbene, questa mia scelta è stata più che premiata. Infatti la Dirigente Scolastica, la Coordinatrice e le bravissime insegnanti hanno proposto ai bimbi, entusiasti delle letture, di creare loro le illustrazioni. E la cosa più sorprendente è stata l’adesione in massa all’idea. Infatti il libro, originariamente destinato ai bambini dagli otto anni in su, è stato letto anche dai piccoli della prima e seconda elementare, e tutti hanno prodotto dei disegni meravigliosi, che sono valutati in questi giorni da due nomi eccellenti in campo artistico: la Street Artist italiana Tiziana Rinaldi Giacometti e il pittore Giuliano Gentile, a cui mi affianco col mio giudizio di scrittrice. Vi assicuro che è l’impegno più bello che si possa immaginare.

È magnifico vedere come i piccoli (anche di sei anni!) hanno saputo interpretare i contenuti delle quattro avvincenti storie che compongono il libro di ben centoventi pagine, trasmettendo a me le emozioni ricevute.

I numerosissimi elaborati sono incredibilmente belli, colorati, fantasiosi, originali e significativi. Per questo i premi che saranno assegnati il 17 gennaio, durante la premiazione ufficiale, saranno di varia natura. Verranno scelti poi quelli tra i più rappresentativi che faranno parte dell’edizione speciale del libro, a cui verrà data una copertina nuova disegnata ad hoc dai piccoli.

Una bella soddisfazione anche per i bambini, che vedranno concretizzarsi il proprio impegno.

Articolo su La Voce: https://www.quotidianolavoce.it/cms/app/uploads/2023/12/2023-285.pdf

https://www.orticaweb.it/i-bambini-delle-elmentari-diventano-illustratori/

https://baraondanews.it/cerveteri-alla-salvo-dacquisto-i-bambini-delle-elementari-diventano-illustratori/

https://www.terzobinario.it/i-bambini-della-salvo-dacquisto-di-cerveteri-diventano-illustratori/

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Eventi, LE NEWS, Trasmissioni televisive e radiofoniche

Al Salotto dei libri con Laura Pranzetti Lombardini e Marina Parrulli


La mia intervista inizia al minuto 34:30, dopo l’intervista di Giuliano Amato

Il podcast della trasmissione nella quale si è parlato di “Delitti sommersi” (Morellini Editore) come di un romanzo “da sceneggiare”. Quel pomeriggio ho avuto il piacere di stringere la mano a Giuliano Amato, che è stato intervistato prima di me. E tutto dal decimo piano del Bettoja Hotel, con una Roma fantastica da ammirare al tramonto. Una bellissima esperienza, in compagnia della giornalista Laura Pranzetti Lombardini e l’attrice Marina Parrulli.

Io e Marina ci siamo conosciute durante le riprese del cortometraggio La città oltre il tunnel, della regista Lucilla Colonna. La Parrulli era nei panni di una giornalista che intervista una scrittrice. E io ho interpretato me stessa. E’ stato piacevole ed entusiasmante partecipare alle ripese di un’opera che sta ottenendo grande successo, selezionata da festival emergenti come Indie Cinema e importanti manifestazioni internazionali come Capri e Hollywood.

  https://www.plusnews.it/post/la-citt%C3%A0-oltre-il-tunnel-di-lucilla-colonna-sta-viaggiando-come-un-treno-non-a-caso?fbclid=IwAR0U_CrWZD6e3Fj0ThW1XhqUHyTI2tr3GaoI6DThxOSedeh89FlzOaskF-w

Dall’articolo di Plusnews: “Altri contributi importanti provengono dalle interpreti Marina Parrulli e Michela Scarlett Aloisi, dal giovane attore emergente nonchè campione di karate Roberto Manieri, dalle romanziere Daniela Alibrandi e Cristiana Astori.”

Francesca Ceci, la stupenda protagonista del corto “La città oltre il tunnel”

“Delitti sommersi”, un romanzo da sceneggiare…

https://danielaalibrandi.com/2023/10/06/dove-acquistare-delitti-sommersi/

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LE NEWS

Illusioni e disperazioni…


Cinquantaquattro anni dalla Strage di Piazza Fontana. Ero adolescente e ricordo l’impressione e lo sgomento. E nel romanzo “Nessun segno sulla neve”, ho dedicato alcune pagine a ciò che avvenne in una famiglia italiana nel momento in cui irruppe l’edizione straordinaria del telegiornale per darne notizia. Ma ho fotografato anche le riflessioni di chi si trovava a crescere in quegli anni. A parlare è Francesco, il protagonista del romanzo:

“Era intanto  terminato  il primo  trimestre  e i voti erano stati appena sufficienti. Io avevo avuto l’im- pressione di aver fatto tutto in quei tre mesi, tranne che studiare. Ma il peggio doveva ancora venire e ar- rivò prima della fine dell’anno. Il dodici dicembre del ’69, quando Roma e l’Italia si preparavano  già al Na- tale, una bomba esplose a Milano, nella Banca Nazionale dell’Agricoltura a Piazza Fontana e fermò, oltre al cuore di diciassette persone, il cammino del cambiamento, per lo meno per come lo avevamo inteso fino ad allora. In quello stesso tragico pomeriggio anche a Roma scoppiarono  tre bombe al centro, di cui una di fronte all’Altare della Patria, per fortuna senza provocare vittime, solo qualche ferito. Una quarta fu rinvenuta prima che esplodesse.

Io ero a casa, cercando di studiare qualcosa, mentre già pregustavo la cena che stava preparando mia madre, quando ci fu l’edizione straordinaria del telegiornale. Mia madre si sentì male, spense i fornelli e si sedette accanto a me stringendomi  forte la mano. Le vennero le lacrime agli occhi mentre continuava a ripetere: – No, non può essere, ce n’è già stata una di guerra! – Insomma, anche lei come noi, a modo suo, gridava “Bastaaaa!” e io ero rimasto senza parole. Le indagini portate  avanti negli anni successivi, per arrivare ai colpevoli di quella barbarie, spaziarono nei più diversi ambiti: anarchici, gruppi extraparlamentari di destra e sinistra, logge massoniche e addirittura servizi segreti deviati. La verità non venne mai a galla. Ma in quel momento, mentre attonito guardavo il telegiornale con mia madre, mi sentivo responsabile insieme ai tanti che avevano sfidato le regole. Vidi noi studenti come un figlio che si ribella, dice le parolacce e manca di rispetto ai genitori e un padre che si incazza tantissimo e lo punisce in malo modo, addirittura  con la morte. Mi sembrava chiaro che se noi non avessimo fatto tutto quel casino, forse quei diciassette morti non ci sarebbero stati.”

Nessun segno sulla neve è stato il mio primo romanzo, che tratta delle illusioni e delle disperazioni di quella generazione. A distanza di tanti anni, spesso torna tra i best seller di Amazon e Kobo ed è letto anche nell’edizione inglese di No steps on the snow. Molti mi chiedono dove trovarlo, perchè ormai è da considerarsi un libro da collezione, non facile da reperire in lbreria, fruibile solo in ebook. Per averlo è necessario ordinarlo direttamente alla casa editrice Universo Editoriale, che ha voluto fortemente rieditarlo e per Natale ha preparato un pacco dono con gli altri miei primi e rieditati successi.

https://www.edizioniuniverso.it/prodotto/special-pack-daniela-alibrandi/

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Il Bimbo di Rachele, recensioni, LE RECENSIONI

Recensioni del thriller “Il Bimbo di Rachele”


Irene Teyxeira per Scrittura Mania:

Leggendo “Il bimbo di Rachele” si respira un forte amore per la scrittura,  riassunto, con estrema efficacia, da Daniela in questa sua dichiarazione: “Scrivere è il mio rifugio, il mio tutto“.
Non si fa fatica a crederle. Staccare gli occhi dalle sue pagine è davvero difficile e, se  si è costretti a farlo per impegni impellenti, un vero dispiacere.
La trama de “Il bimbo di Rachele” si snoda su due diversi piani temporali, dove si svolgono le vicende della protagonista, rispettivamente da giovane e da donna  matura.
Pagina dopo pagina, ci si affeziona a questa figura femminile, alle sua storia fatta di carenze affettive, fragilità, vizi e solitudine. Una storia sofferta, che è anche la sapiente radiografia di un’anima sensibile, con alle spalle un vissuto familiare difficile, l’incontro con l’uomo sbagliato e una perdita che, in qualità di donna, la segnerà nel profondo, spezzandone gli equilibri già precari, fino a farla sprofondare nell’alcolismo.
Daniela sa descriverne con perizia i moti dell’animo, scandagliando insistentemente la sua  interiorità, con un lavoro di scavo psicologico di spessore, che affascina e incanta.
Il libro è ambientato in parte a Roma e in parte a Santa Marinella, a due passi da Cervetri : il mare nelle vicende di Rachele quarantenne la fa da padrone insieme al paesaggio, che sembra prestarsi perfettamente all’ambientazione di questo thriller psicologico. Da un certo punto in poi, infatti, nella mente di Rachele inizia a insinuarsi un atroce sospetto che mette in serio pericolo la serenità ritrovata lasciando l’Urbe per trasferirsi nella località marittima.
E’così che il romanzo da psicologico si trasforma in thriller: il focus si sposta dall’interiorità della protagonista su indizi e accadimenti inquietanti fino al colpo di scena finale, che rimescola tutto, spingendo Rachele  a riconsiderare interamente la sua vita.
Il finale aperto potrebbe rappresentare una sorta di invito all’autrice stessa a proseguire la narrazione delle vicende di Rachele e chissà che Daniela Alibrandi non accetti di raccoglierlo, prima o poi! I suoi lettori gliene sarebbero sicuramente grati.
Per ora, godiamoci quest’opera, avvincente e ben scritta, nella quale emozioni forti, passione, eventi inspiegabili e colpi di scena giocano un ruolo di tutto rispetto, dando vita a una trama intrigante e godibilissima, magistralmente supportata da uno stile brillante.
 
La Giornalista Luana la Camera:

Cari lettori, in questo numero dedico a voi tutti l’intervista che il gruppo face book di “In treno” riflessioni per tutti i giorni ha fatto a Daniela Alibrandi lo scorso 31 agosto. L’autrice de “Il bimbo di Rachele” ci racconta cosa rappresenta per lei la scrittura e come nascono le sue ispi­razioni.

Daniela ci spiega che per lei l’ispirazione è come una carezza nell’anima che attiva un desiderio irrefrenabile di far uscire una storia, della quale lei già sente le prime parole che andranno a rappresentare l’inizio. Nel leggere il romanzo il lettore noterà come questo racconto sia capace di creare un contatto diretto con i ricordi e con tante esperienze che ciascuno di noi è costretto ad affrontare nel proprio percorso di vita.

La protagonista del romanzo, Rachele, è una donna che guarda al passato. Attraverso il suo libro Daniela ha voluto esprimere l’importanza dei sentimenti, la fragilità dell’animo umano, il peso di alcune decisioni per le quali si paga per la vita, l’amore infinito per la natura e per i figli. Difatti Il bimbo di Rachele rappresenta l’intreccio tra la ricerca di un amore che è sempre sbagliato e il dono che lei riceve proprio da chi vuole distruggerla. Sarà così possibile notare come in questo thriller vi siano alcune pagine piuttosto forti relative alla descrizione di una teoria politica sull’aborto, un tema scottante che ha permesso all’autrice di trovare risposte su una domanda che nessuno si pone o che molti hanno paura di farsi: Cosa c’è nell’animo di una donna nel momento in cui si sot­topone all’aborto?

Fabio Pinna per Leggere a Colori:

Rachele, quarant’anni passati troppo in fretta, vuoti e persi. Poi una Rachele nuova. Questo libro ci presenta due vite diverse in una. Gli anni dell’amore per Riccardo direttore della banca dove Rachele lavora, amore clandestino in quanto lui giá sposato e con un figlio, che le permette di conoscere il sentimento e il sesso per la prima volta nella vita in una relazione complicata, in cui certo Rachele vorrebbe avere tutte le attenzioni per sè. La gravidanza inaspettata, il primo “bimbo di Rachele” da affrontare improvvisamente senza il sostegno di un uomo o di una famiglia, e senza casa.

Poi una fuga quasi obbligata per entrare in una spirale di oblio, alcool e dolorosi pensieri e ricordi. Una donna, come talvolta accade nella vita, che si trova a metà tra decidere se andare avanti o farsi condizionare da una serie di avvenimenti avversi e tristi, come la perdita del padre e della sorella. Una vita densa di preoccupazioni, di buche nel percorso, di motivi che vengono a mancare.

E poi una seconda vita, nata dall’estremo pericolo in cui si trovava la precedente, una nuova vita, che serve a reinventarsi come donna. Amarsi, avere il coraggio di scelte che possano portare la felicitá e l’autonomia nella propria vita, come la decisione di trasferirsi da Roma al paesetto di Santa Marinella a ridosso della scogliera. Uno stile di vita sano, puro e pensieri freschi come il vento d’inverno su quelle scogliere che la porteranno a trovare un nuovo equilibrio e infine un nuovo amore.

La storia appare tutt’altro che scontata perchè proprio nel momento di maggior realizzazione succederá qualcosa capace di alterare gli equilibri della storia.

I rapporti tra Rachele e gli uomini di questa narrazione saranno tutti a loro modo particolari e in qualche modo incompleti, a partire dal padre con una sorta di quasi disinteresse reciproco, poi Riccardo che la userá per i propri scopi e che non lascerá mai la moglie per lei, la riscoperta dell’ amore con Alexander un giovane sordomuto con cui è difficile comunicare, poi Michele un collega di lavoro che potrebbe non essere chi afferma di essere suscitando sospetti e paura nel suo animo, Alfio un’altro collega di lavoro che cercherá di starle vicino aiutandola a dipanare il mistero che si nasconde dietro Michele e al suo passato, rapporto anch’esso che rimarrá sospeso.

Un libro d’amore che assume i connotati di un giallo con dei delitti da risolvere e in cui Rachele stessa dovrá lottare per la propria vita. Ma la speranza non muore mai, e non morirá nemmeno in questa storia, con il secondo “bimbo di Rachele”, arrivato in un momento in cui la protagonista è più matura e più consapevole nonostante porti infinito dolore in sé.

Un romanzo ben scritto e incalzante in cui Daniela Alibrandi alterna opportunamente scene d’amore con scene di vita vissuta, dialoghi e mistero. Lo stile è semplice e immediato e la storia coinvolgente. Si può sempre trarre qualcosa di buono anche dalle avversità, forse questo il messaggio tra le righe di questa storia, e solo chi è abbastanza maturo da coglierlo può finalmente giungere alla felicitá.

http://www.leggereacolori.com/leggere-a-colori/recensione-di-il-bimbo-di-rachele-di-daniela-alibrandi/

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Eventi, LA STAMPA, LE NEWS

E continuano a parlarne…


Molti gli articoli usciti sull’originale e inedita performance artistica che è stata messa in scena alla Nuvola con il mio romanzo pubblicato da Del Vecchio Editore “Una morte sola non basta”. Con il prezioso contributo del noto attore regista Agostino De Angelis si è creata una forma immediata e particolare, nella quale il dialogo e il dibattito su temi scottanti come la violenza domestica sui minori, sia fisica che psicologica, è nato spontaneo tra l’attore, il pubblico, l’editore e me. La chicca è stata la presenza, tra gli altri, di Romolo Tranquilli, nipote di Ignazio Silone. La sua spontanea testimonianza ha arricchito lo scenario delle ambientazioni che ho scelto per il romanzo. Non lo conoscevo, e abbiamo trascorso delle ore molto intense dal punto di vista letterario. Andando via mi ha salutato con una frase che ricorderò per sempre: “La ringrazio perchè mi ha fatto fare un tuffo nell’intelligenza”.

https://www.orticaweb.it/nuvola-alibrandi-un-evento-di-successo/

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