Inizia a Milano la manifestazione letteraria Book City. Non dimenticate di seguire Morellini Editore. Nello spazio Labò e in libreria troverete il mio “Viaggio a Vienna”, che è stato segnalato dai circoli letterari italiani come uno dei più bei libri del 2020 e inserito nel Torneo Robinson di Repubbica 2021. Ospite di trasmissioni RAI, tra cui Incontri d’autore, e di settimanali, come L’Ortica e Mio, nonchè di periodici RAI, come Nuova Armonia, il romanzo è senz’altro da non perdere!
Mettere mano ai vecchi ricordi può scatenare una miriade di sentimenti, tra cui una sottile e lacerante nostalgia. Il pezzo che ho ritrovato è dedicato all’amore vero, a come riconoscerlo e, nelle ultime righe, vi si legge quasi un presagio.
“E sono stata dinnanzi a te come davanti a un bel dono. Tu sei tutto ciò che non ho mai avuto. Sono stata a guardarti per ore e ore come si guarda una pietra preziosa o una perfetta statua bianca, ti ho respirato accanto sospettosa, per vedere il tuo calore, chiedendomi se tu eri tutto per me come niente è mai stato tutto per me. E sono stata a sfiorarti per lunghi istanti con la paura di vederti sparire, come spariscono i sogni e i fuochi e i meravigliosi odori della vita. Pensavo ai miei desideri di bambina mai realizzati, alla paura delle bambole, al bisogno di tanto calore. Pensavo a lui che se ne è andato, alle mille visioni che ho veduto finire ed avevo paura di perderti come si perdono i minuti, e il sangue.
E sono stata a chiederti l’amore come si chiede l’acqua al sole, il caldo al freddo e la vita alla morte. Sono stata accovacciata vicino a te per darti quello che mi chiedevi. E ora tu mi guardi ed io ti guardo, e ti do tutto l’amore che posso darti, e comincio a credere che tu sei tutto per me, come ti avevo sempre sognato. E per sempre starò con te, per vederti ridere, piangere, godere, addormentandomi con te per trasformare quella che è la morte in un sonno caldo e tranquillo.”
L’antologia “I nuovi racconti”, ora in fase di realizzazione, comprenderà anche i miei scritti ritrovati
Si sa, dopo un dolore grande come la perdita della persona amata è importante cercare di andare avanti. Ed è dura, una disperazione di cui non si riesce a definire la profondità. Poi però vicino hai le persone che ti amano e non vogliono perderti, che sono capaci di lasciare anche la propria famiglia per starti vicino e aiutarti nel difficilissimo momento della “ripartenza”.
Ed ecco che in una uggiosa e triste mattina di novembre Rosaria, la mia compagna di banco del liceo, che farei meglio a definire la compagna di banco della mia vita visto che non ci siamo mai allontanate, lascia tutti e mi porta con sè alla scoperta di Livorno. Perchè propio quella città? E’ stata la mia prima tappa del viaggio di nozze col mio grande amore. Una luna di miele di altri tempi, quando non si sceglievano facilmente mete come le Maldive o le Fiji, ma ci si inoltrava nella meraviglia delle nostre città, nella loro storia e cultura e, non per ultimo, nella loro cucina tipica. All’epoca, non avevo ancora ventiquattro anni, Livorno per me fu solo la sosta di una notte, colma di emozioni e di amore, il primo albergo dove entrai come la signora di un uomo che mi ha amato per il resto della vita. Quella sera mangiammo il cacciucco e il giorno successivo partimmo alla volta delle più importanti città italiane, senza visitare quel gioiello. “Poi ci torneremo con calma”, abbiamo detto, ma nei nostri viaggi successivi l’abbiamo sempre sfiorata, senza visitarla.
Ed ora posso dire di averla finalmente conosciuta, con l’affetto profondo di una persona che mi è vicina da sempre, tra ricordi, lacrime e dialoghi infiniti sulla vita, la morte, l’eternità dei sentimenti, la necessità di continuare. Proprio come quando all’ultimo banco ci confidavamo i più intimi segreti senza alzare il tono della voce per non essere cacciate fuori dall’aula, quasi sussurrando nelle chiese visitate abbiamo ripercorso le nostre dolcissime disperazioni di allora, confrontandole con quelle laceranti di oggi, nello scenario a volte luminoso, a volte terribilmente buio che la vita ci riserva. Giorni importanti nei quali ho scoperto ciò che ancora non conoscevo dell’amicizia e della vicinanza, qualcosa che con delicatezza e consapevolezza mi ha preso per mano, portandomi fuori dall’isolamento, mostrandomi che il vuoto resterà sempre, ma anche il sole che ogni mattina rinasce, pure per me.
Con la descrizione sapiente di una bravissima guida turistica, come Francesca, abbiamo conosciuto gli aspettti più nascosti della città, divertendoci con i termini di Labronico e Scalandrone.
Il mercato coperto, antica e imponente struttura dove si trova di tutto, come la ragazza magra amante della carta, che lavora delle creazioni molto originali, o il King of Pasta, conosciuto in tutto il mondo per la vasta e autentica produzione di pasta fresca. Il mercato coperto è, per superficie, il più grande d’Europa e offre anche dei localetti all’aperto dove gustare piatti tipici.
Il Novecento è stato un secolo interessante, come lo è la struttura alberghiera che si ispira a quel periodo. A me è toccata la stanza dedicata a Eleonora Duse, ricca di antichità e dettagli che ho voluto riprendere. Non è mancata la colazione servita in camera, dove sono riuscita anche a prendermi in giro, riflessa in quella che poteva essere la toeletta di Eleonora Duse:
Livorno, divenuta Città delle Nazioni nel ‘600, mostra il suo carattere cosmopolita soprattutto nella Via della Madonna, dove a breve distanza si trovano la chiesa della comunità Armena, quella dei Greci Uniti, la chiesa della Madonna dei Francescani e la Sinagoga. Suggestiva la facciata della chiesa degli Olandesi, ripresa di notte.Una targa nella Parrocchia Santa Elisabetta Anna Seton ricorda la conversione dell’americana che, nel 1804, partì dall’America per portare al marito, gravemente malato, l’acqua miracolosa di Livorno. Nonostante tutto non riuscì a salvarlo, una storia che mi ha toccato da vicino ed emozionato profondamente:
Il giro turistico non poteva escudere la Fortezza Vecchia e le pittoresche fontane, con la statua dei Quattro Mori, dei quali da una particolare angolazione sono riuscita a prendere il naso. E anche noi, inseguite dai Mori, abbiamo fotografato il nostro naso:
Interessante visitare la casa di un ricco mercante di Livorno, un palazzo, ora adibito ad uffici, che comprendeva anche i magazzini siti al livello dell’acqua, per lo scarico delle merci, che arrivavano attraverso i canali della Venezia Nuova:
E infine il bel giro in battello per i canali della Venezia Nuova, un effetto laguna che riproduce in pieno gli scenari veneziani:
E alcune chicche per finire:
Nella chiesa di Santa Caterina è allestito un presepe permanente con 140 stelle in cielo in ricordo delle vitttime della Moby Prince, i cui nomi sono riportati in un elenco davanti al presepe.
La statua di San Giovanni Nepomuceno, sul ponte della Madonna. Si dice che il santo non volle tradire un segreto avuto in confessione, riguardante un nobile adulterio, neanche se sottoposto alle peggiori torture, fino all’annegamento.
Ed eccoci, siamo sempre noi, le chiacchierone dell’ultimo banco
Frugando tra vecchie lettere e diari ecco cosa può venir fuori…
Lo sanno bene i miei compagni di liceo, quando vedevano che mi isolavo e scrivevo, scrivevo. Emozionante rileggere oggi la genuinità e la profondità dei sentimenti che provavo allora, e che esprimevo di getto, attraverso innumerevoli immagini allegoriche, con cancellature e imprecisioni. Riporto di seguito il testo, che risulta di difficile lettura nei fogli protocollo di allora, senza correzioni, così come l’ho ritrovato:
“Così difficile, così completo, così irreale. Se ci vibriamo nello spazio, se cerchiamo, se non viviamo e dimentichiamo, e non ci importa di niente e nello stesso tempo siamo attaccati a tutto, e vogliamo gridare, rivelare e mostrare, quello allora è l’amore. L’amore si impone come si impone il caldo dell’estate o il buio della notte, ci vince e ci trasporta come le correnti e i venti trasportano le onde sulle spiagge lontane. E quando noi siamo abbandonati a lui non c’è niente che ci ferisca. Siamo travolti al principio come gli alberi dagli uragani e ci difendiamo con la forza del nostro odio, gli sputiamo contro, lo soffochiamo. Ma l’amore soffia contro di noi e noi perdiamo a poco a poco. Poi sorge il sole per illuminare le foglie umide e gli alberi abbattuti, il sole che non dà niente ai vinti e niente ai vincitori; quello è l’amore.
Una farfalla poi vola sulle foglie e gli uccelli continuano a vivere e lontano c’è il pianto di un neonato. L’amore allora ci fa suoi padroni e noi lo possediamo e lo custodiamo nel nostro petto, facendolo riposare su morbidi letti di carne e sensazione, donandogli i gioielli della terra e le gocce di rugiada, bagnandolo di sangue e di mare. E lui ci inebria di profumi, di fiori, di albe e tramonti, di cieli azzurri, di vita, di spazio e di luce, di un niente assoluto pieno di tutto.
Sempre c’è silenzio quando l’amore ride e canta, ci sono solo echi che si infrangono nella pienezza della felicità. E noi amiamo l’amore come il mattino ama l’estate, come la notte ama la morte, come non si può capire. Baciamo la sua fronte e asciughiamo i suoi sudori, bagnamo le sue labbra e raccogliamo i suoi sospiri, cerchiamo la sua pelle per farlo essere in noi. E vogliamo i suoi occhi che appaiono come diamanti, e attraverso i suoi capelli si vedono i raggi del sole, e lui vive in noi e ci fa esistere; e noi ficchiamo le unghie nella sua schiena e godiamo del sangue che ne esce e che ci inonda e macchia l’erba e ci unisce con la terra.
Intorno gira tutto, si sentono i sospiri del vento e il calore della sabbia bollente; lontano qualcuno manda il suo ultimo respiro e lo dona al vento, e quel respiro sembra gioia; c’è un vortice che ci travolge, i suoi occhi, il suo corpo. Poi la tranquillità. Il vento tace e il mare continua il suo ritmo lento.
L’amore allora si prende cura di noi, vigila sul nostro sonno tranquillo, pesante, caccia gli uccelli che vogliono vedere la vita e canta nenie che cullano i nostri sogni e li piegano come campi di grano alle brezze estive. Anche quando cala la notte noi dormiamo e l’amore è sveglio, non sentiamo neanche il freddo del buio.
Poi è bello svegliarsi con il profumo della terra e le dita avvinghiate ad essa, e mostrare i diamanti al sole per poi donarli all’amore. E riassaporare quei paesaggi fermi e luminosi, quei profumi caldi e delicati. Guardare nel cielo e inventare le storie che faranno sorridere l’amore. Scrivere i nostri nomi nel mare e vederli sparire. E odiare il vento che alza la sabbia per poi rimpiangerlo quando tutto è fermo. E accarezzare i petali di una rosa per poi sentire quello stesso velluto sfiorando le labbra di lui. Questo è l’amore che ci possiede e fa suoi possessori.
Questo è l’amore che poi di notte, quando noi dormiamo va via in punta di piedi, badando a non sfiorare le foglie secche che coprono il terreno. L’amore che ci lascia liberi di una gelida libertà. E intorno a noi c’è la notte piovosa e autunnale. Gli uccelli sono partiti per i lidi più caldi e il vento è freddo e cattivo con noi. Le spiagge sono vuote e il sole è soffocato dalle nuvole.
E noi odiamo l’amore e la notte che lo sostituisce, la stessa notte che amiamo perché è l’ultimo legame che ci unisce all’amore.”
L’antologia “I nuovi racconti”, ora in fase di realizzazione, comprenderà anche i miei scritti ritrovati
L’amore visto attraverso innumerevoli immagini allegoriche, l’amore che fa paura, contro il quale si lotta, a cui ci si abbandona… lo stesso amore che è capace di andare via in silenzio, di notte, stando attento a non svegliarci, per lasciarci liberi di una gelida libertà.
Un bel ricordo di un ottobre passato, legato alla presentazione dell’antologia Mezzaluna, pubblicata dalla associazione Veledicarta e presentata a Roma presso il Palazzo Mattei di Giove. Tra i racconti scelti per l’antologia il mio “La generazione Mancante”. Nella prefazione una lunga intervista al cantautore Eugenio Finardi, che ha partecipato alla scelta dei testi, in relazione al tema della sua indimenticabile canzone dallo stesso titolo dell’antologia.
Con la mia sorellina, sorridenti e spensierate sedute vicino alla Fontana delle Tartarughe.
Nel video figurano due romanzi che sono stati rieditati, (Il vaso di Bemberly, ora f.c., divenuto “I misteri del vaso etrusco” per Universo Editoriale e La fontana delle rane, ora f.c., divenuto “Quelle strane ragazze” per Youcanprint). La mia produzione letteraria si è arricchita poi di altri cinque romanzi, https://danielaalibrandi.com/category/biografia/
Le premesse per l’uscita di questo romanzo non erano state delle migliori. Infatti la sua presenza nelle librerie era prevista per l’11 marzo 2020. Vi ricorda nulla questa data? Al mondo ricorda la pandemia, nel nostro Paese l’inizio del lock down e a me, oltre al dramma universale, la scottante sensazione di vedere bloccata la pubblicazione del libro a cui tenevo moltissimo.
Finalmente, qualche mese più tardi, potei stringere tra le mani la prima copia di Viaggio a Vienna, uscito il 15 ottobre 2020, provando una travolgente emozione, anche se si trattava del mio decimo romanzo. La trama raccontava molto di me e dell’esperienza personale che mi aveva fatto scoprire un inesplorato lato dell’esistenza. Il libro si apre con questa frase:
“C’è solo uno spazio, né fisico né temporale, dove si può manipolare la realtà vissuta per farla divenire ciò che si desiderava che fosse. Ed è una minuscola e impalpabile striscia di mezzo, estremamente sottile, dove il nebbioso confine tra la vita e la morte le rende talmente vicine da permettere loro di ridere l’una dell’altra.“
E io, per una fatalità, mi ero trovata in quella striscia di mezzo e conoscevo bene quel sottile spessore.
Il romanzo, da subito, ha suscitato interesse per le affascinanti ambientazioni viennesi, per la descrizione del viaggio interiore che intraprende una pesona che si trova nello stato di coma, per il palpitare dei molti tipi d’amore di cui si narra. Ospite di molte trasmissioni, è presto approdato ai microfoni di RAI Radio 1, alla trasmissione Incontri d’autore.
Segnalato dai circoli letterari italiani come uno dei più bei romanzi del 2020, “Viaggio a Vienna” è stato inserito nel Torneo Robinson di Repubblica 2021.
E come non ricordre il magnifico dialogo con la giornalista Marina Brognoli nella trasmissione Non posso vivere senza libri di Radio Bruno:
E della trama coinvolgente si sono occupati anche settimanali come Mio, il mensile Nuova Armonia della RAI e una puntata di Live Social di Radio Roma Capitale.
Di seguito una delle tante recensioni al romanzo della giornalista Barbara Pignataro, per L’Ortica del Venerdì:
UNA STORIA AVVINCENTE, UN EVENTO MISTERIOSO CONDUCE ANNA LUNGO UN VIAGGIO NEL TEMPO DAL FINALE INARRIVABILE.
Il 15 ottobre 2020 Daniela Alibrandi presentava al mondo Viaggio a Vienna, un romanzo inaspettato, un viaggio della scrittrice nel tempo condiviso con eleganza un anno fa. Dell’autrice amo i personaggi femminili tratteggiati sempre passionali e decisi, attraversano le varie stagioni dell’amore dal risveglio alla maturità. Il romanzo è un viaggio interiore attraverso la rilettura del rapporto con gli altri. Passeggere o nate per durare per sempre, colleghi, amanti, amori e amicizie, relazioni che trovano il giusto spazio. Come su una scacchiera alla fine tutto torna a concludere la partita.
«E adesso nell’oscurità dove altalenava sospesa, tutto diveniva possibile, e forse avrebbe trovato il coraggio di…».
Anna è una donna brillante che decide di recarsi a Vienna per una breve pausa dal lavoro frenetico, da un matrimonio in stallo, dai fantasmi del passato. E proprio dalle trame del passato che trarrà la forza per restare nel presente quando in coma su un letto di ospedale si aggrappa ai ricordi per non svanire, a partire proprio dal viaggio a Vienna. L’occasione era incontrare Renata, la sua amica del cuore, compagna di un’infanzia felice, trasferitasi in Austria per amore e rimasta oltre l’idillio, conquistata dal rassicurante stile di vita austriaco. Troverà il calore di un’amicizia mai svanita, la leggerezza d’animo persa accanto a Leonardo. Un rapporto difficile da sostenere ma di cui ha bisogno per sentirsi felice. Tutte le persone che più le stanno a cuore si alternano intorno al suo letto nella speranza che si svegli dal coma. Ogni voce evoca in Anna un frammento del passato, non potevano mancare aneddoti, vicoli e palazzi di Roma dove si ritrova l’autrice.
Daniela si discosta dallo stile che l’ha resa famosa. Con Viaggio a Vienna, travolge il lettore di sentimenti, esplorando nelle profondità più intime di ognuno di noi con la sensibilità che la caratterizza, penetra leggera nell’anima di chi legge per fare centro. Nei traumi irrisolti e nella sete di verità ci si ritrova, anche nell’inesorabile scorrere del Danubio, triste come il destino di Renata.
***
C’è una chicca che mi piace ricordare del triste periodo del lock down, durante il quale l’editore, come molti operatori del settore, decise di sospendere tutte le publicazioni fino a data da destinarsi. Infatti, nonostante la delusione di vedere un libro di cui adoravo la copertina e il testo curato in ogni particolare, con Morellini iniziò un periodo di grande sintonia e collaborazione. Pensando ai bambini che dovevano restare in casa per settimane, lontani dai loro amichetti, l’editore creò uno spazio dedicato all’infanzia, con letture di favole per la meravigliosa voce dell’attrice Lucia Caponetto. Le fiabe vennero poi raccolte in un’antologia dal titolo Il mostro con gli occhi rossi, che contiene anche i link alle letture. Con grande piacere l’antologia si apre proprio con la mia favola La vera storia della Befana
L’8 ottobre 1991 moriva a Roma Natalia Ginzburg. Oggi voglio ricordare la poesia Memoria, che lei scrisse al marito, Leone Ginzurg, torturato e ucciso nel 1944. Erano sposati da soli sei anni e avevano già avuto tre figli. Una lettura che conoscevo, della quale però mi sembra solo ora di cogliere in pieno il drammatico e disperato senso.
“Gli uomini vanno e vengono per le strade della città Comprano libri e giornali, muovono a imprese diverse. Hanno roseo il viso, le labbra vivide e piene. Sollevasti il lenzuolo per guardare il suo viso, ti chinasti a baciarlo con un gesto consueto. Ma era l’ultima volta. Era il viso consueto, solo un poco più stanco. E il vestito era quello di sempre. E le scarpe erano quelle di sempre. E le mani erano quelle che spezzavano il pane e versavano il vino. Oggi ancora nel tempo che passa sollevi il lenzuolo a guardare il suo viso per l’ultima volta. Se cammini per strada nessuno ti è accanto Se hai paura nessuno ti prende per mano E non è tua la strada, non è tua la città. Non è tua la città illuminata. La città illuminata è degli altri, degli uomini che vanno e vengono comprando cibi e giornali. Puoi affacciarti un poco alla quieta finestra a guardare il silenzio, il giardino nel buio. Allora quando piangevi c’era la sua voce serena. Allora quando ridevi c’era il suo riso sommesso. Ma il cancello che a sera s’apriva, resterà chiuso per sempre, e deserta è la tua giovinezza. Spento il fuoco, vuota la casa.“
E mi è sembrato interessante il commento alla poesia che ho trovato al seguente link:
“Il ‘tu’ di questa poesia è l’autrice stessa: è lei che parla a se stessa, in una specie di dialogo interiore tra sé e sé. La poesia comunica il senso di straniamento successivo alla morte della persona cara: il mondo sembra andare avanti lo stesso, uguale a prima; gli uomini vanno e vengono per le strade della città, indaffarati nelle loro occupazioni quotidiane; tutto sembra come prima. Anche quando lo ha visto per l’ultima volta, morto, le è sembrato simile a come era prima, con il viso di sempre, le mani, le scarpe, i vestiti di quando era in vita… Cosa c’è di diverso, allora? La solitudine; quella che le piomba addosso quando percepisce l’assenza di lui; quando non c’è nessuno che le cammina a fianco, nessuno che le prende la mano se ha paura; non c’è nessuno che rida con lei, che le dia serenità quando piange. Così è per le strade della città, che non è più la sua città, ma di altri; e così è dentro casa sua, che è vuota e deserta, come la sua vita.”
La poesia, con il titolo di Memoria, fu pubblicata nel dicembre del 1944 sulla rivista «Mercurio»
La mia ricerca non si è fermata qui, sono andata a rileggere anche l’ultima lettera che il marito, Leone Ginzburg, aveva scritto a lei poco prima di morire:
“La mia aspirazione è che tu normalizzi, appena ti sia possibile, la tua esistenza; che tu lavori e scriva e sia utile agli altri. Questi consigli ti parranno facili e irritanti; invece sono il miglior frutto della mia tenerezza e del mio senso di responsabilità. Attraverso la creazione artistica ti libererai delle troppe lacrime che ti fanno groppo dentro”
Due lettere che mi hanno fatto varcare l’impenetrabile soglia di un amore vero, intenso, profondo ed eterno. E spero di non risultare irriguardosa se la mia mente vola all’ultimo bacio che ho posato sul tuo volto, o se vengo assalita dal ricordo della tua voce, ormai debole ma forte dei tuoi sentimenti, quando mi esortavi in quegli ultimi momenti trascorsi insieme ad andare avanti e a scrivere, perchè solo attraverso la scrittura avrei vinto la disperazione e le lacrime.
L’amore generoso di chi vede la propria fine, ma ciò che teme soprattutto è il dolore che proverà la persona amata…
Esistono i Best Seller, e “Nessun segno sulla neve” ha raggiunto varie volte il podio sia in Amazon Italia, che in Francia, negli Stati Uniti e in Canada, in Germania e in Giappone anche nell’edizione inglese di “No steps on the snow”.
Poi ci sono i Long Seller e “Nessun segno sulla neve” (Premio Letterario Nazionale Circe 2013) ne è l’inconfutabile prova, se a dodici anni dalla sua uscita risulta oggi tra i primi 100 (al n. 49) nella classifica di Kobo Mondadori!
Il romanzo è immediatamente disponibile in ebook nei negozi online. L’edizione cartacea è acquistabile solo in alcuni punti vendita elencati nel link, così come direttamente alla casa editrice Universo Editoriale che ha ripubblicato il romanzo nel 2015, impreziosendolo con i dipinti di Carlo Grechi.
La vita va avanti, me lo hai insegnato proprio tu che, col tuo immenso amore e la costante vicinanza, hai costruito insieme a me questo mio fantasioso mondo letterario, un universo che continuerò a coltivare con grande dedizione, seguendo il tuo desiderio.
E anche in questi giorni bui, i miei romanzi sono stati in mostra nelle più belle fiere del libro, dove resteranno pe tutta la giornata di oggi 2 ottobre.
“La Trilogia Romana” (Delitti fuori orario, Delitti negati nei sacri sotterranei, Delitti Postdatati) allo stand di Ianieri Edizioni al Campania Libri Festival.
“Una morte sola non basta” allo stand di Del Vecchio Editore al Pisa Book Festival.
“Viaggio a Vienna” allo stand di Morellini Editore al Book Pride di Genova.
Ne sono certa. E voglio ricordarti così, bellissimo, dolcissimo, allegro e felice insieme a me. Sì, ce la farò a ricordare il tuo sorriso e i tuoi baci, ne sono sicura, anche adesso che sono qui, chiusa con te da giorni, ascoltando i tuoi respiri che si fanno sempre più radi e pesanti, prendendo le tue mani ancora calde tra le mie, promettendoti che ce la faremo, sì supereremo anche questa, pur sapendo che manca poco, troppo poco alla fine.
Eppure anche in questi strani giorni che il destino ci ha regalato c’è qualcosa di terribilmente affascinante, nel nostro voler essere insieme, comprenderci con un solo sguardo. Amo lo sguardo dei tuoi occhi chiari e belli, non mi rassegno al fatto che li chiuderai. Io e te siamo una forza che niente riuscirà a spezzare, neanche la morte che danza felice tra queste mura, che è pronta a portarti via, senza pietà per me che non mi arrendo, che continuo a inviare mail a tutto il mondo, alla ricerca dello specialista, della cura miracolosa che possa ridarti alla vita semplice e infinitamente meravigliosa, la nostra.
E mi prometti che mi sarai sempre vicino, che questo è solo un momento della nostra infinità, ma io non so come farò a svegliarmi, a vestirmi, a vivere senza di te. Non lo so perché io e te siamo una coppia vera, che non riesce a dirsi addio, anche se addio non sarà mai, amore mio.
***
Sono riuscita a leggere queste poche righe, scritte negli ultimi giorni di vita di mio marito, al termine della funzione religiosa. Un ricordo per accompagnarlo e per i presenti, che ringrazio di cuore, insieme ai tanti di voi che hanno espresso la propria vicinanza con messaggi, mail e commenti. Grazie!
Oggi dalle mie finestre non si vede altro che una coltre spessa di nebbia, bianca, soffice nella sua incontrastata solidità. Ovattata avvolge questo mondo e lo soffoca, lo imprigiona, deridendo chi pensa di poter vincere il suo candido spessore. Non scorgo neppure il mare, la veduta che ogni mattina mi ricorda perché sono viva e perché sono qui.
Non so neppure perché mai questa visione così anonima risvegli in me il ricordo di quelle mattine colorate, d’autunno, quando non sapevo ancora cosa sarebbe stata la mia vita, e ne avevo paura, mentre godevo delle ore rubate alla scuola. Marinare la scuola, il mio sport preferito. L’appuntamento con i miei amici era sempre all’angolo della strada che conduceva al liceo. Ma da lì si partiva per un viaggio tutto nostro, improvvisato, un tour che poteva finire nelle umide pinete di Ostia, oppure lungo i vialetti del Pincio, fumando come tabagisti incalliti nelle ore della nostra libertà. Preziose quelle mattine, molto più delle ore di insegnamento, perché quella era la vera lezione che non avremmo mai dimenticato.
A cavallo delle moto dei ragazzi, senza casco, con il freddo che sferzava le cosce e la schiena che doleva dopo lunghi tragitti, assaporando il profumo umido di foglie cadute, o di corteccia bagnata, con mani timide e intraprendenti che toccavano il seno per la prima volta, tremando. Non c’era vergogna in quei primi approcci, in quei volti che fatico a rammentare, ma che mi aiutavano a volare verso il mondo dei sentimenti. Senza di loro i miei passi sarebbero stati incerti, timorosi, forse non sarei riuscita a muoverli, neanche volendo.
Eppure, quanto ho camminato poi, credendo di allontanarmi chissà dove, per poi scoprire che, in una giornata nebbiosa come questa, tutto sarebbe tornato a risplendere nel mio animo, volti, sapori, odori illuminati improvvisamente come dalla luce di un set cinematografico. Tutto di nuovo intorno a me.
Come ho già avuto modo di dire, sto vivendo un periodo molto difficile legato alla salute di un familiare. Momenti di speranza che si alternano ad attimi di sconforto. Non so come andrà, ma in questo limbo senza tempo è importante rivivere alcune occasioni memorabili, che sono riuscita a godere in pieno, perchè ciò che di bello ci offre la vita va goduto fino in fondo.
Due anni fa usciva “Delitti fuori orario”, il primo della pluripremiata Trilogia Romana, che comprende anche “Delitti negati nei sacri sotterranei” e “Delitti Postdatati”. Se volete vedere la trasmissione che Rai 3 ha dedicato al romanzo:
Purtroppo non posso annoverare questa estate tra le più belle da me vissute, proprio no. Ma anche se sto vivendo un momento particolarmente delicato e difficile per la salute di una persona di famiglia, è bello poter ringraziare gli sconosciuti lettori che hanno proiettato il mio amatissimo primo romanzo, uscito la bellezza di dodici anni fa, al numero 53 dei Best Seller di Kobo Mondadori. https://www.kobo.com/it/it/ebook/nessun-segno-sulla-neve
“Nessun segno sulla neve” (Universo Editoriale) ancora tiene banco e risulta tra i best seller di Kobo e spesso anche di Amazon. Con i ricordi di un’epoca lontana ma sempre viva nei nostri cuori, il Sessantotto romano, è un romanzo capace di far rivivere quelle illusioni e le disperazioni di una generazione che ha determinato un cambiamento definitivo nell’assetto politico e sociale.
Vale la pena leggerlo, non solo perchè ha vinto il Premio Letterario Nazionale Circe 2013 ed è stato tradotto nell’edizione inglese di “No steps on the snow”, di cui nell’estate 2015 parlarono ben cinquanta blog letterari statunitensi. E neanche perchè la nuova edizione di Universo Editoriale è impreziosita dai disegni del pittore Carlo Grechi. Pensandoci bene neppure perchè al romanzo è stato dedicato un evento culturale dell’Estate Romana, nei giardini di Castel Sant’Angelo oltre a innumerevoli recensioni a cinque stelle. Immergersi nelle sue pagine e nella trama intrecciata e coinvolgente, infatti, riporta agli anni della rivolta giovanile, forse mai indagata in modo tanto originale e a un fatto criminoso avvenuto allora e mai risolto. E può dare un senso all’allegoria del titolo che ho scelto all’epoca con grande emozione, essendo quello il mio primo romanzo.
Noi camminiamo sulla nostra vita come fosse una distesa di neve vergine, la calpestiamo, scivoliamo, ci rialziamo. Cosa accadrebbe se, dopo aver terminato il nostro percorso, voltandoci indietro ci accorgessimo di non aver lasciato… “Nessun segno sulla neve”?
L’edizione cartacea non è facilmente reperibile, perchè trattasi di un romanzo uscito nel 2010 e rieditato nel 2015 nella splendida pubblicazione di Universo Editoriale. Nel link troverete le librerie che ne sono fornite, a cui aggiungo il Rifugio degli Elfi a Cerveteri, nonchè i riferimenti della casa editrice a cui rivolgersi direttamente. L’ebook, invece, è disponibile immediatamente in tutti più importanti negozi online.
IL ROMANZO DELLA CASA EDITRICE IANIERI E’ FUORI CATALOGO, DA SETTEMBRE 2024 LA NUOVA EDIZIONI MULTIDIMENSIONCRIME!
Un grazie di cuore a An Atypical Book Reader e a Gianluca, che ha reso perfettamente e in modo lineare i contenuti del romanzo , le ambientazioni e i personaggi. Primo tra tutti Riccardo Rosco, il commissario di cui ci si innamora!
Bella, profonda, una descrizione incredibilmente autentica dei personaggi, degli intrecci e della magia in cui si snodano le vite delle quattro ragazze e le loro storie che, come dice il recensore, affascinano e indignano allo stesso tempo.
Vi invito a leggerla, perchè è coinvolgente e toccante, lo è stata anche per me…
“Quelle strane ragazze”(Premio Letterario Nazionale Perseide 2014) è in distribuzione globale in tutto il mondo:
A volte penso che l’unico sentimento che non ha mai fine sia la disperazione. La collera passa, L’amore e la felicità raggiungono vette inaspettate ma possono finire, la gioia anima e rallegra, ma la disperazione no, non raggiunge mai il fondo, si può provarla all’infinito.
QUELLE STRANE RAGAZZE, L’INCIPIT:
“Non vedeva l’ora che l’angoscia andasse via. Quella sensazione con la quale si svegliava ed era abituato a convivere per tutta la giornata, finché la notte spaziava nella sua mente come un vento gelido, estirpando anche il più tenero germoglio, impedendogli perfino di sognare. Un sentimento che lo possedeva da un po’, esattamente da quando aveva capito che il tempo per lui era divenuto il timer di una bomba, che segnava un inesorabile countdown. Non sapeva neanche come fosse iniziato, ma a un certo momento, udendo il ticchettio della sua sveglia, l’aveva sentito diverso da sempre, più forte, isolato dai rumori dell’ambiente.
Si era voltato a guardare le lancette e, fissandole, aveva compreso inequivocabilmente che il suo tempo stava per finire. E non c’era nulla che potesse salvarlo. Da quell’istante vedere l’inizio di una nuova giornata inondata di sole, sentire cinguettare gli uccellini primaverili, tutto quanto potesse esserci per rallegrare l’animo umano scavava invece in lui un solco di inadeguatezza, nella cui profondità il suo animo scendeva, inghiottito da un’invincibile sabbia mobile. La sensazione di non poter più respirare lo attanagliava spesso, finché si portava veloce verso l’antica e pesante finestra del salone, aperta la quale il suo sguardo planava indisturbato su piazza Mincio. Poteva udire distintamente l’acqua scorrere dalla bocca delle rane scolpite nella fontana e di fronte a lui si stagliava la sagoma del Villino delle Fate. Eppure lui viveva in una favola. Cosa gli era mai accaduto per riuscire a distorcere la percezione di una realtà meravigliosa fino a farla divenire l’inferno dove il suo corpo e la sua mente stavano ormai bruciando silenziosamente?
Era riuscito a non far trasparire questo suo malessere e non desiderava condividerlo con nessuno, soprattutto con lei, e per niente al mondo. Se ne vergognava e ne era geloso. Doveva essere solo suo. Ma la fine non sarebbe giunta improvvisa, senza dargli avvisaglie, la morte non l’avrebbe preso quando voleva lei, no, spettava a lui decidere come e quando. Stavolta aveva acquistato delle lamette e stava pensando a come tagliarsi le vene, nel bagno caldo. Fuori si avvertiva il consueto passaggio dal tepore primaverile al caldo estivo, un fermento naturale dal quale lui si sentiva disturbato, e solo per questo aveva preferito chiuderla quella finestra.
Si chiedeva quanto fosse doloroso tagliare i vasi sanguigni, quale impressione facesse vedere il proprio sangue sgorgare denso per mescolarsi lentamente all’acqua. Trovarsi lì, immobile, nell’impossibilità di fermare l’emorragia e di riprendere il vigore che, invece, lo avrebbe abbandonato in modo ritmico e inesorabile, felice anch’esso di uscire da lui e dalla sua disperazione. Iniziò ad aprire il rubinetto dell’acqua calda per riempire l’antica vasca smaltata, che poggiava su quattro zampe di leone, di ottone talmente lucido da farle sembrare dorate. Il vapore iniziò a riempire l’ambiente e lui vi versò delle essenze, non voleva sentire l’odore del sangue.
La vasca, imponente, era posta al centro preciso di una sala da bagno ampia, dalle pareti ricoperte in legno di mogano. E lui iniziò a immergersi in quella linfa fin troppo calda, quasi bollente. Così sdraiato poteva osservare le travi che ricoprivano il soffitto, senza ammirarle. Quanto avrebbe impiegato la vita ad abbandonarlo? Chiuse gli occhi e vide chiaramente il suo corpo affogato nell’acqua rossa di plasma, le sue membra rigide, l’ambiente saturo del suo fetido odore. Prese la lametta e la poggiò delicatamente sulla vena che pulsava veloce, come un’ anguilla che non volesse essere catturata. Spinse la lama e sentì che si era graffiato. Vide una stilla di sangue uscire e, terrorizzato, gettò la lametta in terra. Aprì il rubinetto dell’acqua fredda e tamponò quella microscopica scalfittura nella pelle.
No, non era quello il modo di lasciare l’esistenza. Proprio come non lo era stato il gettarsi di sotto dalla torretta del suo palazzo. Quella volta aveva trascorso un paio d’ore in piedi sotto il tetto, ascoltando i consigli dei numerosi piccioni che lo popolavano, e poi era giunto alla conclusione che il suo corpo sfracellato, proprio vicino alla fontana delle rane, non sarebbe stato un bello spettacolo. Anche quando aveva preso di nascosto l’antica pistola, che veniva custodita nella bacheca, aveva deciso alla fine di non fare fuoco.
Eppure ne aveva meticolosamente oleato gli ingranaggi e pulito la canna, l’aveva caricata e se l’era infilata in bocca. Bastava premere quello stupido grilletto. Ma la visione del suo cervello spiaccicato sul legno di mogano che ricopriva la parete lo aveva fatto desistere.
Insomma, doveva fare in fretta e trovare il modo più adatto prima o poi. Si alzò dalla vasca e si asciugò. Aprì le finestre del bagno e restò immobile, porgendo il suo corpo nudo al sole che era entrato prorompente, insieme ai rumori della strada e della piazza. “Guardatemi fate! Osservatemi rane! Un giorno mi ricorderete” urlò, come faceva sempre quando decideva di non suicidarsi più.“
Uno stralcio da leggere, un delirio da comprendere “Quelle strane ragazze “, ambientato nel quartiere Magico di Roma, il Coppedè, è il romanzo che non dà tregua!
LA TRILOGIA DELLA CASA EDITRICE IANIERI E’ FUORI CATALOGO, DA SETTEMBRE 2024 LE NUOVE EDIZIONI MULTIDIMENSIONCRIME!
Il Rifugio degli Elfi si distingue per l’atmosfera, per la location nell’antica Cerveteri e per le scelte coraggiose, come quella di trasformarsi in Caffè Libreria e dedicare a interessanti presentazioni di libri e autori l’affascinante spazio antistante al locale. Inoltre produce dei video fantastici e degli elaborati vodeoclip dedicati agli eventi. Sabato 18 giugno è stata la volta del mio “Delitti negati nei sacri sotterranei” (Ianieri Edizioni), il giallo noir di cui hanno parlato Rai 3 e Rai Radio 1:
Maria Rosaria Milana, ricercatore chimico, figura tra i ringraziamenti nel mio romanzo ed è stato molto interessante il suo intervento. E’ stato un piacere essere intervistata dalla giornalista Barbara Pignataro, che mi ha posto delle particolari domande.
Questa foto ha un significato particolare. Alla mia sinistra Barbara, che gestisce Il Rifugio degli Elfi e organizza meravigliosi eventi letterari, e Il bravissimo attore Altiero Staffa, che ha dato voce alle mie più belle pagine. Alla mia destra Giorgia Gioacchini, con la quale ho condiviso delle occasioni letterarie memorabili, da quando ci siamo conosciute per la presentazione di “Una morte sola non basta”(Del Vecchio Editore). La magia dei legami che la scrittura e la lettura sono in grado di creare.
Sabato ci ha accolto una Cerveteri splendente, con il cielo terso e una piacevole brezza che, unita allo scroscio della Fonatana del Mascherone, alle nostre spalle, ha mitigato la calura pomeridiana. Uno scenario luminoso e antico che ci ha incantato dal primo momento. L’evento è stato organizzaro in modo impeccabile dalla libreria caffè Il Rifugio degli Elfi, che si apre proprio sulla piazza Risorgimento. Barbara, che gestisce il locale, è riuscita a fondere il piacere di consumare leccornie e bevande a quello di scoprire il fascino della letteraturaa. Nel caffè libreria, infatti, hanno trovato una sapiente collocazione libri scelti con gusto raffinato, bellissime pubblicazioni di classici e di autori noti, emergenti e perfino esordienti.
Nello spazio antistante il locale vengono organizzate delle interessanti presentazioni a cui assiste gratuitamente il pubblico e chi ama ascoltare, gustando aperitivi e dolci locali all’ombra dei gazebo. Un’idea geniale che avvicinerà molte persone alla lettura e, a mio avviso, anche alla scrittura.
Complimenti a Barbara, alla sua sensibilità e preparazione. A lei e al suo staff va il mio ringraziamento di cuore per la magnifica serata dedicata al mio romanzo “Delitti negati nei sacri sotterranei” e a tutta la mia produzione letteraria.
La giornalista Barbara Pignataro mi intervista sul tema del “peccato”
E ringrazio la giornalista Barbara Pignataro che ha saputo presentare gli scottanti temi del romanzo con grande maestria, focalizzando l’attenzione su alcuni passagi particolari, cercando di fornire risposte a interrogativi riguardanti il peccato e la sua essenza, la punizione e il delitto. La Pignataro ha anche analizzato le ambientazioni, definendole palpabili, e lo stile dei romanzi che compongono la Trilogia Romana (“Delitti fuori orario”, “Delitti negati nei sacri sotterranei” e “Delitti Postdatati”). Si tratta infatti di uno stile particolare, che è stato definito “tridimensionale”, in quanto fonde in modo equilibrato i tre filoni del genere letterario. Il Giallo, che nasce da un crimine e porta alla sua soluzione, il Noir, che immerge il lettore nei pensieri dell’assassino e nelle sensazioni della vittima, e il Thriller, che punta tutto sui colpi di scena. Emozioni che non mancano nei miei romanzi!
Maria Rosaria Milana, che figura tra i ringraziamenti in appendice al romanzo…un ricercatore chimico, perchè mai?La voce potente dell’attore Altiero Staffa ha fatto la differenza!
La presenza della dott.ssa Maria Rosaria Milana, ricercatore chimico che figura tra i ringraziamenti in appendice al romanzo, ha fornito una spiegazione in più sulla cura che metto nello scrivere e che, nel caso di questa trama, mi ha portato a consultarla per dettagli tecnici che siamo stati bene attenti a non spoilerare. E a entusiasmare il pubblico con le sue letture l’attore Altiero Staffa, che ha voluto dare anche il suo giudizio sul romanzo letto avidamente.
Inutile dire che vi aspetto numerosi per parlare degli scottanti temi trattati nel romanzo, che suscitano un dialogo coraggioso, capace di superare anche i confini delle sacre soglie per scendere nei misteriosi e sconosciuti sotterranei!