Interviste

INTERVISTA A PLAUSO


mercoledì 7 gennaio 2015
PLAUSO di Raffaella Amoruso
RIFLETTORI PUNTATI SU: Daniela Alibrandi
Buongiorno Daniela, grazie di aver scelto il mio blog, parlaci di te

INTERVISTA
Che cosa fai?
Scrivo e scrivo. Ho iniziato quando un infortunio mi ha tenuta a letto immobile per un paio di mesi. In seguito ho deciso di lasciare il lavoro anticipatamente, perché non era più conciliabile l’impeto irrefrenabile di scrivere col quale mi svegliavo al mattino con la realtà lavorativa di ogni giorno.

Come ti definisci?
Una donna che scrive, libera e fiera di ciò che prova e cerca di trasmettere ai lettori.

Qual è il tuo messaggio?
Più che un messaggio vorrei che fosse un dardo penetrante e coinvolgente, uno stimolo violento nella sua delicatezza, che riuscisse a risvegliare i sentimenti che spesso restano assopiti nell’animo umano.

Come nasce un’idea?
Da una luce, un paesaggio, un profumo. La sintesi di ricordi e sogni, passioni e disperazioni, armonie e dissonanze.

Che cos’è per te l’ispirazione?
Una carezza nell’anima.

Che cos’è l’arte?
E’ la capacità di illuminare gli angoli bui, i particolari, le sfumature, ciò che spesso rimane per molti invisibile o semplicemente coperto dalla nebbia della normalità.

In che circostanze ti vengono le migliori idee?
Con la stessa risolutezza con cui ho lasciato il lavoro, ho deciso di allontanarmi dal caos cittadino e vivere a contatto con la natura. E’ proprio guardando dalla finestra o dal terrazzo della mia casa, dalla quale vedo il mare, che entro in una dimensione diversa. E’ lì che ascolto il mio animo.

Come si deve valutare un’opera artistica?
Dal segno che lascia, sia che si tratti di un libro o di un disegno, oppure ancora di una fotografia. Deve essere qualcosa che, eludendo le intime barriere virtuali inconsapevolmente erette, riesca a lasciare un’impronta indelebile nell’animo di chi ne è stato avvolto.

L’artista deve reinventarsi ogni giorno?
No, io non credo. L’artista è tale sia che si svegli in un giorno nuovo o che veda tramontare il sole sul suo vissuto. L’artista è costantemente ciò che sente e che crea.

Che artisti ammiri e in che modo hanno influenzato le tue opere?
Ho sempre letto moltissimo. Da bambina leggevo i classici, adoravo il personaggio di Jo, la scrittrice, nella serie di Luisa Alcott Piccole Donne. In seguito Ernest Hemingway è stato uno degli autori di cui ho letto tutti i libri durante la mia adolescenza. Con grande trasporto ho divorato le opere di Gabriel Garcia Marquez, di Elsa Morante e Betty Smith. Penso che questi siano stati gli autori che hanno in qualche modo indirizzato il mio modo di scrivere, anche se non le mie trame o il genere che sono più incline a produrre.

Quanto conta per te pubblicare?
Pubblicare vuol dire dare alla luce il proprio lavoro. E’ quindi un momento unico e importante, ma bisogna essere molto attenti, proprio come quando si affida un neonato nelle mani di una nurse. Infatti il mondo dell’editoria è pieno di insidie e anche un buon libro può essere bruciato da un editore incapace.

Quanto conta la copertina in un libro?
Moltissimo, così come il titolo. Entrambi debbono essere accattivanti e racchiudere nello spazio di un’immagine e di poche parole il cuore del libro, il motivo ineluttabile per cui un lettore voglia immergersi in quella storia.

Parlaci della tua ultima creazione
La mia ultima creazione è il libro con il quale ho vinto il concorso letterario nazionale Perseide 2014, aggiudicandomi un contratto editoriale con Sovera Edizioni, Gruppo Armando Editore, che lo pubblicherà nel mese di Aprile prossimo. “La Fontana delle Rane” è ambientato nel quartiere Coppedè, o quartiere Magico, come viene chiamato dai romani, all’inizio degli anni ’90. E’ un thriller psicologico la cui trama si dipana in un periodo nel quale, dopo la caduta del muro di Berlino, anche la guerra fredda aveva lasciato il posto ad altre forme di investigazione. Nel sottofondo una storia umana struggente che arricchisce la trama. Tra colpi di scena inaspettati e situazioni del tutto imprevedibili si arriva a un finale mozzafiato.

Programmi per il futuro?
Ne ho molti e importanti. Innanzitutto sto traducendo le mie opere in inglese, come ho già fatto con Un’Ombra sul Fiume Merrimack, che è ora in distribuzione con il titolo di “A Shadow on Merrimack River”negli Stati Uniti, dove ha ricevuto recensioni a 5 stelle, Canada, Regno Unito etc.. Spero di poter pubblicare per la fine di quest’anno un libro a cui tengo moltissimo, che tratta della violenza sui minori, la cui trama si svolge in una Roma inconsueta, che cresce e si modifica con la storia dei protagonisti. Sto partecipando anche a concorsi seri con libri inediti. Quindi “cross fingers” come dicono gli inglesi!

BREVE BIOGRAFIA
Sono nata a Roma e ho vissuto un periodo significativo della mia adolescenza negli Stati Uniti, dove ho studiato alla St. Francis School di Manchester, New Hampshire. Tornata poi in Italia, a Roma, ho terminato gli studi classici. Durante il mio impegno quale funzionario nel pubblico impiego ho lavorato, tra l’altro, in ambito internazionale. Nella vita privata sono sposata e ho due figli. Da tempo mi sono trasferita lontano dal caos cittadino. Da sempre incline alla scrittura, ho partecipato con le mie opere letterarie a molti concorsi, vincendone alcuni.
PUBBLICAZIONI O MOSTRE -SITO – BLOG – PAGINA PERSONALE
SITO WEB: https://danielaalibrandi.wordpress.com/
PAGINA PUBBLICA FACEBOOK:
https://www.facebook.com/pages/Daniela-Alibrandi-Autore/108488582556510

HO SCRITTO E PUBBLICATO I SEGUENTI LIBRI:
“Nessun Segno sulla Neve”, Laboratorio Gutenberg Editore, nel dicembre 2010. Un thriller psicologico di grande impatto che, partendo dai giorni nostri, affonda le sue radici nel ’68 romano. Per il suo contenuto storico e sociale è stato scelto dal Comune di Roma per un evento culturale dell’Estate Romana 2012 e presentato presso i giardini di Castel Sant’Angelo. Nel 2013 ha vinto il Premio Circe e, nell’ambito del premio stesso, è stato presentato alla Fiera del Libro di Roma Piùlibripiùliberi. La sua seconda edizione è stata inserita nella collana editoriale Oltre la Città. https://www.facebook.com/pages/NESSUN-SEGNO-SULLA-NEVE/504029679694675?ref=bookmarks
http://danielaalibrandi.wix.com/nessunsegnosullaneve#!home/mainPage

“Il Bimbo di Rachele”, Apollo Edizioni, nel giugno 2012, ora anche in versione e-book. E’ stato presentato con successo alla Fiera del Libro di Lamezia Terme 2012, ha ottenuto ottime recensioni, sollevando molto interesse per i temi trattati, tra cui l’aborto e il femminismo italiano degli anni ‘80. https://www.facebook.com/pages/Il-Bimbo-di-Rachele/508945269203383?fref=ts

“Un’Ombra sul Fiume Merrimack”,Youcanprint Editore nel 2013, ora anche in e-book. Rientrato tra i vincitori della contest internazionale Nanowrimo 2012, la trama gialla del libro ha luogo in un paesino del Nord America, durante gli anni ’60, quando l’America era nel pieno della guerra contro il Vietnam. E’ stato tradotto nell’edizione inglese intitolata “A Shadow on Merrimack River”e ha avuto recensioni a cinque stelle dai blog letterari statunitensi e dai lettori. https://www.facebook.com/pages/UnOmbra-sul-Fiume-Merrimack/711294325567120?fref=ts https://www.facebook.com/pages/A-Shadow-on-Merrimack-River/1424294097784048?fref=ts

“La Fontana delle Rane”, del quale ho parlato approfonditamente nell’intervista. E’ un thriller psicologico inedito, dalla trama coinvolgente, che uscirà nel prossimo mese di Aprile. Ho infatti vinto il Premio Perseide 2014, aggiudicandomi un contratto editoriale con Sovera Edizioni, Gruppo Armando Editore.
Sono anche presente in Linkedin: https://www.linkedin.com/in/danielaalibrandi
E su Twitter: https://twitter.com/danielaalibrand
In Amazon: http://www.amazon.com/Daniela-Alibrandi/e/B00BGOUHYI

HO VINTO I SEGENTI PREMI LETTERARI:
Il Volo di Pegaso con l’opera Il Compagno Amaro, nel marzo 2010. La Città e il Mare nel dicembre del 2011, con il racconto L’Ultima Casa. Memorial Miriam Sermoneta 2014, con il racconto Il Bacio dei Vecchi. Mani in Volo” 2014, con il racconto Quei Quattro Minuti. Finalista al concorso letterario nazionale La Memoria 2011, con il racconto I Suoi Passi Leggeri. Il Premio Circe 2013, sezione editi, con il libro Nessun Segno sulla Neve, Il Premio Perseide 2014, sezione inediti, con il libro La Fontana delle Rane.

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QUALCOSA DI PIU' PERSONALE - I MIEI VIAGGI

Qualcosa di più personale, dai miei primi giorni fino ad oggi, solo per voi.

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Eventi

EVENTI passati


PROSSIMO EVENTO:

Data: 10 giugno 2017

Ora: 18,30

Luogo:Roma, Via Giovanni da Procida 30-32. Presso la sede della casa editrice Giulio Perrone

Informazioni:Prima presentazione al pubblico del romanzo “Il vaso di Bemberly

EVENTI PASSATI

7.12.2010: Esce “NESSUN SEGNO SULLA NEVE”, edito da Laboratorio Gutenberg – Prima presentazione alla libreria Odradek, Via dei Banchi Vecchi a Roma PRIMA PRESENTAZIONE DUE

15.01.2011:​Presentazione del libro al Castello di Santa Severa

31.01.2011: Presentazione del libro presso il Bistro RendezVous di Cerveteri

12.03.2011:Presentazione del libro presso la Biblioteca Comunale di Ladispoli

2.03.2011:Presentazione del libro presso l’Aula Consiliare di Bracciano

30.06.2011: 18.00 h  Presentazione “Nessun segno sulla neve”  Biblioteca Comunale di Santa Marinella  Santa Marinella

22.08.2011:21.15 h  Presentazione “Nessun segno sulla neve”  La Grottaccia  Ladispoli

26.08.2011:“Aperitivo Letterario” di Etruriain.tv  Il Tritone  –

06.09.2011:Trasmissione Radiofonica “Tutto In Un’Ora” di Radiolyracaere  Tutto In Un’Ora

03.12.2011: Premio letterario La Città e Il Mare – “L’Ultima Casa”  Ladispoli

02.03.2012: 18.00 h  Presentazione “Nessun segno sulla neve” con il patrocinio del XVII municipio del comune di Roma  Spazio Bell’Italia 88  Roma

12.06.2012: Esce il mio secondo libro “IL BIMBO DI RACHELE”, edito da Apollo Edizioni

08.07.2012: 19.00 h  “Letture d’estate lungo il fiume e tra gli alberi” evento dell’Estate Romana 2012. Nessun Segno sulla Neve, scelto dal Comune di Roma per la sua valenza storica e sociale, viene presentato presso i giardini di Castel sant’Angelo in Roma.

24.07.2012: 11.00 h – 12.00 h Trasmissione radiofonica “Tutto in un’Ora”. Presento il nuovo libro “Il Bimbo di Rachele”

27.07.2012: 11.30 h – 12.30 h  Trasmissione televisiva “Aperitivo Letterario” per presentare il nuovo libro “Il Bimbo di Rasachele”

 28.10.2012/1.11.2012 “Il Bimbo di Rachele” viene presentato alla Fiera del Libro Calabrese, a Lamezia Terme

31.08.2012: La pagina Facebook “In treno ” organizza una conversaziione pubblica con i lettori per parlare degli scottanti argomenti trattati dal libro “Il Bimbo di Rachele”

Novembre 2012: Il mio terzo libro “UN’OMBRA SUL FIUME MERRIMACK” rientra tra i vincitori del premio letterario internazionale Nanowrimo 2012.

Dicembre 2012: ”  Un’Ombra sul fiume Merrimack” viene pubblicato in versione e-book su Amazon.

Marzo 2013:  “Un’Ombra sul Fiume Merrimack” viene pubblicato in versione cartacea da Youcanprint per accontentare i lettori che ne fanno richiesta in formato tradizionale.

Luglio 2013: Sono ospite della trasmissione televisiva Beach Radio di  Centromareradio per presentare il libro “Un’Ombra sul Fiume merrimack”. Mi intervistano Emanuele Rossi del Messaggero e Fabio Bellucci di Etruriain.tv

5 Luglio 2013: Il mio indimenticabile “Nessun Segno sulla Neve” vince il premio letterario nazionale Circe e vengo premiata presso la sede romana di Assoartisti, nella prestigiosa sala Nori, auditorium della Confesercenti.

Agosto 2013: Sono invitata quale ospite d’onore alla cerimonia di premiazione di “Premio Impegno”

Agosto 2013: Viene pubblicata l’edizione inglese di “Un’Ombra sul Fiume merrimack” con il titolo di “A Shadow on merrimack River” e diffusa negli Stati Uniti, in Canada, in Giappone e in Europa.

Agosto 2013: Canale 10 mi dedica una ripresa televisiva, che viene poi trasmessa durante il telegiornale. La ripresa e l’intervista sono di Fabio Nori.

Ottobre 2013: Sono invitata quale ospite d’onore al Premio di cultura “E’ Tempo di Cultura”. A intervistarmi è Nadia Angelini, la trasmissione è ripresa da Fabio Nori di canale 10.

8 Dicembre 2013: Il mio libro “Nessun segno sulla Neve” viene presentato alla Fiera del Libro di Roma Piùlibripiùliberi, nell’ambito del premio Circe vinto a luglio.

19 Dicembre 2013: doppio evento: sarò ospite della trasmissione radiofonica “Voli d’Autore” per parlare del mio ultimo thriller “Un’Ombra sul Fiume Merrimack”, il primo dei miei lavori a essere tradotto in inglese e diffuso negli Stati Uniti, in Canada, in Giappone e in Europa.  In contemporanea parte il tour promozionale negli Stati Uniti dell’edizione inglese “A Shadow on Merrimack River” a cura della Goddess&Fish Promotions. In ascolto anche lettori dalla Florida, South Carolina, Massachussets, New Hampshire, da New Orleans e da altri siti.

11 aprile 2014: Cerimonia di premiazione del concorso letterario nazionale Memorial Miriam Sermoneta. Il mio racconto “Il Bacio dei Vecchi” è tra i vincitori e l’evento ha luogo nella Sala del Carroccio, al Campidoglio di Roma.

2 maggio 2014: Sono a Londra presso la Italian & European Library per un incontro con i lettori inglesi. La Abebooks distribuisce in Inghilterra i miei libri.

27 settembre 2014: Cerimonia di premiazione a Vicenza del concorso letterario nazionale Mani in Volo. Il mio racconto “Quei Quattro Minuti” è tra i vincitori.

28 novembre 2014: Il mio libro inedito “LA FONTANA DELLE RANE” vince il Premio Perseide 2014 e si aggiudica un contratto editoriale con la prestigiosa casa editrice Sovera, gruppo Armando Editore. Il libro verrà pubblicato nell’aprile 2015.

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DA IL CURIOSO MAGAZINE

IL CURIOSO COPERTINA                                                               

Daniela Alibrandi e la sua voglia di scrivere                                                                                                               (di Azzurra Patriarca, numero di Febbraio 2015 del Curioso Magazine)

Nata a Roma, cresciuta negli Stati Uniti. Tornata nella città eterna, ha lavorato nel settore degli Scambi Culturali con l’Estero come traduttrice e interprete. Sposata e con due figli, la sua voglia di scrivere ha dovuto sempre fare i conti con i molteplici impegni di una madre di famiglia che lavora e costruisce con grande fatica la sua carriera. Poi l’imprevedibile: “un infortunio grave – ci racconta – mi ha tenuta ferma a letto per quasi due mesi. Le gambe bloccate, il braccio destro ingessato e solamente la mano sinistra, quella del cuore, utilizzabile. E proprio con la mano del cuore ho scritto il mio primo libro ‘Nessun Segno sulla Neve’, mentre bloccata a letto e sola per ore, guardando dalla finestra della mia stanza, potevo vedere solamente il golfo che da Marina di Cerveteri arriva fino al castello di Santa Severa. Ho provato il miracolo dell’ispirazione, quella carezza nell’anima che ti chiama, qualsiasi cosa tu sia o stia facendo, a scrivere per donare le tue emozioni”. Nessun segno sulla Neve è un thriller psicologico di grande impatto la cui trama affonda le sue radici nel ’68 romano e nella protesta studentesca; ha riscontrato un grande successo vincendo il Premio Letterario Nazionale Circe 2013 ed è stato accolto con grande calore presso la Fiera del libro di Roma ‘Più libri più liberi’.
Ma a questo primo lavoro ne sono seguiti molti altri in pochissimo tempo perché, come ci svela Daniela ……….. Continua a Leggere           

http://magazine.ilcuriosonews.it/2015/02/daniela-alibrandi-e-la-sua-voglia-di.html

IL CURIOSO RIVISTA

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INTERVISTE - Rassegna stampa, LA STAMPA

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CONSIDERAZIONI SU UN PAESE DIVERSO


Ho scritto questo articolo sull’aereo mentre tornavo da Londra e vorrei veramente aprire una bella discussione con voi!

LONDRA

Sono sull’aereo durante il viaggio di ritorno e chiedo a me stessa: Qual è il loro segreto? Un volo serale, che non avrebbe dovuto suscitare grandi emozioni, eppure mi sto immergendo in qualcosa che non avevo calcolato. Non è ancora buio e l’aereo non è grande come quello dell’andata. Sono sicura che si ballerà parecchio incontrando qualche perturbazione. Ma il mio pensiero principale non è quello. Dal finestrino vedo scorrere le ultime propaggini di terra. E’ qui che finisce l’Inghilterra, con il merletto bianco delle scogliere di Dover, che appaiono chiarissime in questa luce crepuscolare. Riesco addirittura a fotografarle, passando sopra lo stretto della Manica, che mi porta veloce verso le coste francesi. Cos’ è dunque che mi lascia questo strano senso di nostalgia già da adesso? Il vitto era pessimo, dovunque odori di spezie e grasso, cipolle e burro, niente che si avvicinasse alla decantata dieta mediterranea della quale sono una fiera sostenitrice. Il tempo, soprattutto all’inizio, non è stato dei migliori e mi ha rovesciato addosso parecchi litri di pioggia, per poi lasciare il posto, nei giorni seguenti, a un sole pallido e freddo, che nelle ore centrali della giornata diveniva sorprendentemente caldo, facendomi anche soffrire durante le file che a Londra ci si trova spesso a dover rispettare. Ho soggiornato in un quartiere buono della città, Kensington, ma il bagno dell’hotel era piccolo e privo dell’irrinunciabile accessorio che l’autarchia mussoliniana voleva fosse chiamato “bidetto”. I rubinetti dell’acqua calda e fredda nel lavandino erano separati, non permettendo così di regolare la temperatura miscelando i due getti. E ho potuto constatare la stessa cosa, con mia grande sorpresa, anche in molti bagni pubblici. Eppure in quel posto, in quella gente ho sentito da subito che c’era un segreto da scoprire.
Non ero abituata all’ordine e alla pulizia che regna nelle strade del centro londinese, dove non sono riuscita a trovare un foglio di carta gettato sul marciapiede o un escremento animale, pur essendomi impegnata molto per fotografarne almeno uno. Era da tempo immemorabile che non vedevo regolarmente alzarsi qualcuno sull’autobus o sulla metropolitana per lasciare il posto ai più anziani o alle categorie svantaggiate, che erano indicate con chiari disegni all’interno dei vagoni (donne incinte, donne con bambino etc…). Era tanto che non sentivo, se appena sfiorata da qualcuno involontariamente, un sincero Sorry!
Abituata all’andamento della mandria nella metropolitana romana, mi sono stupita sentendomi rimproverata perché non tenevo la destra sulla scala mobile. Guardando meglio infatti i cartelli avvertivano di lascare la parte sinistra della scala per chi aveva più fretta di me. Toh, in fondo non era difficile pensarci! E che dire quando davanti all’ennesima fila che non seguivo e dalla quale mi ero discostata, mi sono sentita gentilmente chiedere se ne facessi parte? Solo dopo il mio “no”, il signore ha occupato diligentemente quello che sarebbe potuto essere il mio posto.
Sei linee metropolitane, tutte pulite e raramente affollate, controllate da personale preposto anche a fornire informazioni ai turisti, la possibilità di raggiungere quartieri lontani dal centro tutto sommato in pochi minuti. L’aeroporto principale servito da metro e treni privati. I caratteristici autobus rossi e a due piani, che debbono portare 65 persone sedute e 18 in piedi per ogni piano. Quando viene raggiunto il limite dei posti disponibili l’auto non si ferma a meno che qualcuno degli occupanti debba scendere. Allora sale l’esatto numero di persone che ha lasciato il mezzo pubblico. E’ una regola a cui nessuno si oppone, per il bene comune.
Nei miei occhi c’è ancora il sorriso della gente a cui ho chiesto delle informazioni per raggiungere i luoghi di interesse turistico. Tutti, indistintamente, mi hanno risposto con calore e gentilezza. Il rigore del comportamento, gli uomini in alta uniforme posti nei giardini della Torre che custodisce i gioielli reali solo per indicare dove fossero i bagni, la solennità della messa ascoltata in Westminster Abbey, il rito del cambio della guardia della Regina, questo splendido insieme mi ha fatto capire che l’Inghilterra è una nazione europea fiera della sua sovranità e rispettosa delle proprie tradizioni e dei suoi cittadini.
Negozi aperti ovunque, floridi e pieni di clienti. Niente che mi ricordasse il dramma dei nostri esercizi commerciali chiusi per fallimento o svenduti a catene straniere, sia al centro che alla periferia di Roma e delle nostre grandi città. Eppure, cavolo, mi trovavo sempre in Europa! Non mi illudevo di essere nel Paese delle Meraviglie. Mendicanti ne ho visti per la strada, ma la sensazione era che anche loro occupassero una collocazione precisa, lo scenario confuso che si vede nelle stazioni dei nostri treni metropolitani mi è sembrato lontano anni luce. E anche i numerosissimi immigrati sembravano essere integrati in quella società come un tassello utile e irrinunciabile. Una collettività multiculturale dove nessuno pareva aver calpestato i diritti degli altri, nella quale chi è stato accolto ha saputo rispettare le regole di quel Paese. E mi è capitato anche di conoscere l’altro lato della medaglia, come quando, prendendo il treno per l’aeroporto di Heathrow, mi sono trovata a scendere le scale mobili insieme ai tifosi inglesi che andavano ad assistere a una partita del loro campionato. Con la loro veemenza hanno spinto la polizia a chiudere addirittura la fermata della metro.
Nonostante ciò Londra è una città che vive e l’Inghilterra sopravvivrà. So invece di tornare in un’Italia che non ha più forze, come una donna che da anni soffre di emorragie continue. So di rientrare in una nazione che sta perdendo la sua potenza maggiore, i giovani, i nostri vivaci, entusiasti e intelligenti giovani, che preferiscono l’esilio volontario al niente che li circonda.
Chiudo gli occhi e mi faccio cullare dal rombo dei motori dell’aereo. Stiamo passando su Parigi. Sembra impossibile, ma nel buio della sera riesco a fotografare la Torre Eiffel, completamente illuminata, come tutta la città. Qual è il loro segreto? Non so rispondere ancora. Non credo di amare il mio Paese meno degli altri, ma sento che l’Italia ha un destino diverso. Le nostre ricchezze, l’archeologia, il turismo, la natura che da sole potrebbero fare riaccendere cento Torri Eiffel, vengono invece trascurate, mortificate e offese. L’esperienza e la forza lavoro degli adulti calpestate insieme alla promessa delle nuove generazioni, la nostra sovranità svenduta, e al minore offerente. Come può non sanguinare il mio cuore…mi accoglie il buio di Roma, e in me c’è un sentimento molto simile al pianto, mentre scendo dall’aereo e penso che noi non abbiamo più segreti, ma solo storie vergognose da scoprire.

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I Miei Racconti

La Rimpatriata


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Appuntamento a Piazza Venezia alle otto in punto. Venticinque anni dall’ultima campanella udita a scuola, un quarto di secolo dal nostro scendere veloci per le scale del liceo, guardandoci negli occhi, meravigliati che fosse giunto finalmente l’ultimo giorno di lezione. Qualcuno dava sulla testa del compagno un quaderno accartocciato, mimando i colpi ritmici di un batterista, altri si tenevano forte per mano, promettendosi di non perdere mai i contatti. E fuori ci attendeva l’estate, con la libertà dai libri e dalle interrogazioni, c’erano i Beatles e i Rolling Stones.
Ora, mentre mi avviavo verso l’appuntamento più emozionante della mia vita, i ricordi prorompevano dalla nebbia nella quale sembravano essersi disciolti. In quella Piazza Venezia bagnata, dalla storia tanto sfortunata, mi attendeva una stravagante comitiva di quarantaquattrenni. Loro erano lì, sembrava che fossero divenuti adulti senza essersi mai allontanati da quei sampietrini che ora, lucidi di pioggia, riflettevano la calda luminosità dei lampioni romani…

Il racconto fa parte dell’antologia “I doni della mente” al seguente link:

https://www.amazon.it/DONI-DELLA-MENTE-Racconti-Pensieri-ebook/dp/B019CRTCRI/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1491772373&sr=1-1&keywords=i+doni+della+mente

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I Miei Racconti

Il Vento Dolce di Aprile


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Tempo fa, un invito a cena a casa di un’amica, ma con un pizzico di brio. C’era un tema attorno al quale si sarebbero sviluppate le conversazioni della serata:”La primavera, il risveglio”. Le invitate, tutte rigorosamente donne, che si conoscevano appena, avrebbero potuto parlare ognuna del proprio risveglio e scrivere anche qualcosa al riguardo.
Non potevo immaginare l’atmosfera nella quale mi sarei immersa in quelle ore, che sono trascorse troppo veloci. Un ambiente elegante, nel quale ogni particolare parlava del gusto raffinato e sapiente della persona che aveva organizzato l’originale convegno. La luce soffusa e nel sottofondo una musica soft, avvolgente ed emozionante colonna sonora di quell’incontro. Cinque donne, ognuna con la sua storia e il suo bagaglio personale che, tra piatti gustosi e prelibati manicaretti, non hanno trovato difficoltà ad aprirsi, condividendo insieme gioie, tragedie e scelte coraggiose, ciascuna parlando del proprio risveglio. Scoprivo, in ogni loro sguardo, che non è difficile denudare l’anima…

Il racconto fa parte dell’antologia “I doni della mente” al seguente link:

https://www.amazon.it/DONI-DELLA-MENTE-Racconti-Pensieri-ebook/dp/B019CRTCRI/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1491772373&sr=1-1&keywords=i+doni+della+mente

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I Miei Racconti

L’Ultima Casa


L’ULTIMA CASA (Vincitore del premio letterario nazionale La Città e il Mare, pubblicato nella raccolta relativa al concorso )

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Espropriare la casa a qualcuno, questo era ciò che del mio lavoro non mi piaceva, anche se i motivi potevano essere il bene comune o il cammino del progresso. Così mi accinsi, con un certo disagio, a bussare per la seconda volta alla casa del vecchio, che si ergeva sul promontorio a nord della città. Era l’ultima abitazione di quelle costruite dai pescatori nel dopoguerra, il nucleo da cui prese vita la grande e moderna città di oggi. La prima volta lui, curvo, pallido e dai vecchi occhi azzurri e umidi, mi aveva accolto male, sbattendomi la porta in faccia. Stavolta lentamente aprì “Ah, sei tu?” Mi disse. “Sì sono io e ora deve starmi a sentire!” risposi in tono perentorio. Lui mi squadrò ed era difficile interpretare il suo sguardo. “Entra!” mi intimò, ed entrai nella sua casa di legno. Le travi che cigolavano allo sferzare del vento e la veduta che da lì si godeva mi fecero sentire come in un antico veliero perso in alto mare. ”Mi stia a sentire, il comune le offre un’ottima buonuscita e inoltre le è stata assegnata una casa popolare al di là della ferrovia!”. “No! Da qui non mi muovo!” disse con fermezza. Mi invitò, però, a sedermi e mi versò un bicchiere di vino. Mi scrutava, mentre si accendeva un sigaro. L’odore che si sentiva era un misto di legno fradicio e di scoglio…

Il racconto fa parte dell’antologia “I doni della mente” al seguente link:

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I Miei Racconti

Quei Quattro Minuti


 

QUEI QUATTRO MINUTI (Tra i vincitori del concorso letterario nazionale Mani in Volo, pubblicato nella raccolta relativa al concorso)

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C’era qualcosa che lo infastidiva, ma non riusciva ancora a capire cosa fosse. Si era svegliato presto, e provava un forte senso di nausea. Aveva preso lui la telefonata il giorno precedente e non immaginava che quell’intervento per un probabile suicidio sarebbe stata un’esperienza tanto coinvolgente. Come capo della squadra omicidi aveva sorriso della coincidenza che in quel momento fosse lui l’unico a poter intervenire. Prese due agenti, raccomandando loro di portare un taccuino e una penna. Si fermò anche per strada a prendere un caffè, come se in fondo non ci fosse poi così tanta fretta. La zona era poco fuori Roma, uno di quei quartieri nati per scommessa, con l’inganno delle cooperative edilizie, che facevano lievitare i costi delle abitazioni scelte su piantine cartacee, intercettando il sogno di chi la casa dove abitare credeva di poterla possedere a un costo sostenibile. Ora, a distanza di tempo, le palazzine erano state costruite, ma molti si erano trovati a doverne rivendere le quote. C’era il sole mentre entrava insieme ai due agenti nel giardino condominiale decoroso e pulito. Lui era stato colpito dal nulla che regnava attorno a quel quartiere, senza un supermercato nelle vicinanze o una farmacia, una scuola, persino privo di strade asfaltate. Ora, mentre ripercorreva gli avvenimenti per individuare ciò che l’aveva turbato, si chiedeva se fosse stato quel senso di isolamento oppure il profumo intenso degli oleandri appena fioriti, confuso con l’immobile carezza della mortalità…

Il racconto fa parte dell’antologia “I doni della mente” al seguente link:

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I Miei Racconti

Perchè Proprio a Natale


PERCHE’ PROPRIO A NATALE

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A volte il ricordo di storie passate aggredisce l’anima nei momenti più impensati e forse più inopportuni. Come stamani, che mi devo affrettare per l’appuntamento che mi attende e invece, mentre sto facendo scorrere la cinta attraverso i passanti dei jeans, c’è qualcosa che rallenta le mie mosse e mi riporta a un fatto lontano, a una domanda che non mi ponevo più da anni e alla quale non sono mai riuscita a dare una risposta. Perché i miei genitori scelsero proprio il 23 dicembre come data per definire in tribunale la loro separazione? Il Natale era ormai così vicino che già se ne sentiva il calore, in quei giorni solo la voglia di chiudersi in casa, lontano dalla scuola, insieme a loro che solitamente facevano in modo di stare più tempo con noi durante le feste. Insomma, il Natale era lì, dovevamo solo afferrarlo e goderlo come ogni anno.
Uscirono presto quella mattina e ci lasciarono da un’amica di famiglia…

Il racconto fa parte dell’antologia “I doni della mente” al seguente link:

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I Miei Racconti

La Terra di Nessuno


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Tutti la deridevano quella donna ben vestita, dalle labbra carnose dipinte di rosso, i capelli nero corvino e con ai piedi delle rumorose ciabatte. Arrivava la mattina presto, anche di domenica e i suoi pesanti passi echeggiavano nel quartiere, così come i canti che intonava una volta raggiunta la sua destinazione. Gli abitanti della zona detestavano ormai la sua figura grossa, i suoi occhi vividi e il modo prepotente che aveva di disturbare il loro riposo, anche nei giorni di festa. La donna portava con sé uno sgabello, sedendosi sul quale ogni tanto si riposava. Senza averne avuto il permesso o il compito lei aveva preso a coltivare la terra di nessuno, come la chiamavano i residenti, un lembo di suolo posto al crocevia delle strade del quartiere. Se la giornata era calda, lei tornava anche al tramonto e lasciava in un angolo di quel piccolo terreno i suoi arnesi da giardinaggio. Zappettava e irrigava con l’acqua che prendeva dalla fontanella, poi si sedeva sul seggiolino di legno ad ammirare come il suo lavoro stesse trasformando quella terra arida… e cantava forte. Non ci volle molto che venisse chiamata da tutti “la matta”.
In ogni villaggio c’è un pazzo, e in ogni comunità è quello che da fastidio…

Il racconto fa parte dell’antologia “I doni della mente” al seguente link:

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I Miei Racconti

Il Compagno Amaro


IL COMPAGNO AMARO (Vincitore del concorso letterario nazionale Il Volo di Pegaso, bandito dall’Istituto Superiore di Sanità e pubblicato nella raccolta relativa al concorso)

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Mi piaceva baciare mio marito, tanto. Sapevo che potevo sfiorare le sue labbra con le mie oppure baciarlo per ore, bere tutto l’amore di cui avevo bisogno. Amavo baciare anche i nostri figli e poi sorridere, ridere di cuore. Adoravo il mio lavoro, tradurre simultaneamente per ore i discorsi degli importanti funzionari della Comunità Europea per cui lavoravo. Sorridevo, parlavo, traducevo e, soprattutto, vivevo. Non potevo certo immaginare che quelli erano i miei ultimi sorrisi e i miei ultimi baci. Cominciò così, in una allegra e spensierata serata di settembre, mentre mi lavavo i denti. Una fitta, incredibilmente dolorosa, a cui non potevo essere preparata, che mi tolse il respiro e i battiti cardiaci per un lungo, interminabile intervallo. Partiva dai denti e prendeva la bocca, la guancia, squarciava il volto, per terminare nella profondità del cervello. Quando riaprii gli occhi, vidi la mia immagine trasfigurata nello specchio, con le labbra contratte in una smorfia di dolore, ma sembrava tutto finito. Terminai di sciacquare la bocca e pensai:”Accidenti, immagina se un dolore simile non se ne andasse mai, ci si potrebbe anche morire!”. Niente in quel momento mi fece capire che il mio destino era proprio quello: soffrire fino a morire. Allora riuscii a sorridere di me stessa e andai a dormire. Niente mi fece presagire di aver iniziato la via crucis che avrebbe segnato tutta la mia vita successiva. Se avessi guardato meglio nello specchio avrei visto l’ombra del compagno amaro che mi stava scivolando accanto, per non lasciarmi mai più: il dolore.
<<Qui ci vuole un bravo dentista!!>> pensai quando, la mattina dopo percorrendo l’Aurelia a velocità sostenuta, il dolore tornò a squarciarmi il volto, all’improvviso, senza dare alcun segno premonitore. Avevo rischiato di essere tamponata dall’auto che mi seguiva veloce e vicina quando, dovendo chiudere gli occhi e non capendo più nulla dalla violenza di tale sintomo, avevo sterzato all’improvviso, cercando di accostare al ciglio della strada, dopo una breve sbandata. Terrorizzata, frastornata ancora da ciò che avevo provato e dai clacson delle auto che mi redarguivano, mi guardai nello specchietto retrovisore. Due lacrime mi scendevano dagli occhi e il dolore non se ne stava andando via come la prima volta. Accidenti, continuavo a sentirlo, anche se più sordo, come un cane che mi stesse morsicando la guancia destra. Non dovetti attendere molto per risentirlo…

Il racconto fa parte dell’antologia “I doni della mente” al seguente link:

https://www.amazon.it/DONI-DELLA-MENTE-Racconti-Pensieri-ebook/dp/B019CRTCRI/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1491772373&sr=1-1&keywords=i+doni+della+mente

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I Miei Racconti

La Generazione Mancante


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Una giornata di sole come non se ne vedevano da tempo nella vallata. Finalmente un vero accenno alla primavera dopo i vani tentativi di un sole stanco. Era il sedicesimo quarto del 2089. Roberto si era alzato presto, la riunione sarebbe iniziata di prima mattina e lui avrebbe dovuto concludere la fusione della Ditta da lui amministrata in Eurasia con quella gemella di Oltreoceano. Lui sentiva però nell’aria qualcosa di strano, che lo infastidiva, lo avvertiva anche ora che inspirava con gusto quell’aria mite. Nonostante ciò, il sole lo stava mettendo di buon umore e, ancor più, lo avevano rallegrato i tanti auguri giunti per il suo compleanno. Aveva iniziato la banca a farglieli, imprimendoli nel display delle transazioni online, poi gli si erano materializzati sullo schermo virtuale e tridimensionale, che occupava una parete dell’ampio salone di casa. Li aveva perfino letti sull’ordine telematico degli alimenti per la cena e, insomma, dovunque si fosse trovato a utilizzare il suo cartellino magnetico. Quel pass par tout, rigido e di un colore rosso vermiglio, gli era stato assegnato alla nascita e aveva accompagnato tutta la sua crescita, perfino l’entrata a scuola, in chiesa e nelle discoteche. Era stata la sua garanzia di appartenenza alla società che si era creata dopo l’Avvento dei Giovani. Le strade, delimitate da campi magnetici, registravano la sua entrata nel proprio settore, perfino i centri commerciali gli spalancavano le porte scannerizzandone gli estremi e, grazie ad esso, lui non aveva mai incontrato difficoltà. La nuova società, con le sue ferree regole e la sua capillare organizzazione, rappresentava un’indiscutibile certezza. I giardini, perfettamente curati e di dimensioni precise, sfoggiavano tutti la stessa piacevole gamma di colori, il ciclo dell’immondizia era strutturalmente diversificato e i rifiuti riutilizzati, le strade terse e senza tracce di rifiuti organici. Nella nuova dinamica sociale ognuno aveva la sua giusta collocazione, esattamente come tutto ciò che lo circondava. Senza contare che gli imprevisti erano stati quasi azzerati e perfino i fenomeni naturali, per quanto estremi, riuscivano a essere governati. Insomma, dopo l’Avvento tutto aveva ritrovato il proprio ordine. E ora lui, alla soglia del suo sesto decennio, sapeva che sarebbe finalmente entrato nella fase del miglioramento, una nuova e sconosciuta dimensione dove erano transitati coloro che lo avevano preceduto. Sarebbe stata una sorta di Nirvana, così dicevano le nuove scritture. Nei micro cip di storia veniva descritto dettagliatamente il fallimento della società degli anziani, ciò che aveva preceduto il nuovo assetto. E la vecchia società, caotica, sporca e inefficiente era ormai un lugubre ricordo che l’umanità doveva solo aborrire…

Il racconto fa parte dell’antologia “I doni della mente” al seguente link:

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I Miei Racconti

Il Bacio dei Vecchi


IL BACIO DEI VECCHI 

Tra i vincitori del concorso letterario nazionale Memorial Miriam Sermoneta, pubblicato nella raccolta relativa al concorso.

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Nel bacio dei vecchi c’è tutto, ricordo che pensai quel pomeriggio d’autunno, seduta su di una panchina del Pincio. Andavo sempre lì quando qualcosa mi angustiava, e aspettavo che il sole tramontasse oltre la terrazza che dava su Piazza del Popolo, inondando di luce forte e calda le cupole romane. Lui mi aveva lasciato e ora guardavo con rabbia il diario e i libri dove avevo scritto centinaia di volte il suo nome. Mi sembrava di essere calata in un baratro senza possibilità di ritorno. Il mio primo amore, quello che poeti e scrittori hanno sempre decantato come il sentimento dei banchi di scuola, se n’era andato senza darmi un perché. Iniziava l’autunno e io avvertii una serie di brividi. Faticavo a capire se fossero dovuti al fresco serale o alla solitudine con cui mi accingevo a trascorrere l’inverno senza di lui. Non piangevo, no. Ciò che sentivo in quel momento andava ben oltre le lacrime.
Il sole iniziava la sua rapida discesa e io non sapevo come affrontare la sera, la prima sera nella quale non avrei pensato a lui se non con una rabbia infinita. Fu in quel momento che una coppia di anziani si sedette sulla panchina davanti alla mia. Mi davano le spalle e il sole che filtrava attraverso i loro capelli ne evidenziava la vecchiaia. Seduti vicini si guardavano e si tenevano le mani e, quando parlavano, io riuscivo a indovinare dei leggeri spruzzi di saliva, che uscivano dalle loro labbra, o dalle allentate dentiere. Lei era curata, pettinata con uno chignon sulla nuca e lui ancora aveva buona parte della chioma, che ora veniva scompigliata dal leggero vento dell’autunno romano…

Il racconto fa parte dell’antologia “I doni della mente” al seguente link:

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La Vera Storia della Befana


                            LA VERA STORIA DELLA BEFANA

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Silvia era rientrata da poco a casa. Si era fatto tardi come sempre e lei si sentiva molto stanca. Ma era la sera del cinque gennaio e sapeva che i suoi figli aspettavano in quella notte, come tanti altri bambini, l’arrivo della Befana.
La casa era fredda e lei corse subito ad accendere il camino. I ciottoli erano talmente umidi che non riuscivano a prendere fuoco. Alla fine, aiutandosi con una ventola Silvia vide che la legna iniziava a scoppiettare. Era ora di mettere su la minestra per i suoi piccoli, che stavano per tornare. Erano andati ad acquistare le calze da appendere sotto al camino. Robertino, Giulia e Giovannina rientrarono di lì a poco.
“Ciao mamma, guarda cosa abbiamo comperato?” disse Giovannina, la più piccola alzando le manine e mostrando una calza rosa a strisce bianche. Robertino gliela sfilò dalle mani e fece finta di gettarla nel camino.
“No, dammela! Mamma lo vedi è sempre lui!” gridò Giavannina.
“Robertino non mi fare inquietare, ridai immediatamente la calza a tua sorella!” disse Silvia pazientemente. Lui, invece, continuava a correre su e giù per la stanza con quella calzetta in mano, continuando a minacciare di gettarla nel fuoco.
“Uhu!” cominciò a piangere Giovannina, stropicciandosi gli occhi.
“Continua dai, così stanotte la Befana non ti porterà proprio niente!” gli gridò Giulia, la sorella più grande. A quella minaccia Robertino si fermò di colpo e restituì la calza alla sorellina, abbracciandola.
“Non piangere dai, lo sai che io scherzo!”. Giovannina afferrò la calza e ci si asciugò le grosse lacrime, abbozzando un immediato e tenero sorriso.
Ognuno di loro aveva voluto un colore diverso per la propria calza. Mentre quella di Giovannina era rosa a strisce bianche, Giulia ne aveva scelta una rossa a strisce verdi e Robertino una gialla a strisce blu. Tutti e tre, apparentemente tranquilli, andarono a posizionare le calze ai lati del camino.
“Che buon odore di minestra!” disse Robertino, avvicinandosi alla mamma. Silvia carezzò i suoi capelli rossi.
“Tra poco sarà pronto. Apparecchiate la tavola per piacere?”.
“Mamma, io non posso, perché voglio iniziare la ricerca sulla Befana, mi devo mettere un momento al computer, prima di cena” disse Giulia, la più grande, una ragazzina dai capelli neri come la pece.
“Ti aiuto io mamma!” si offrì Giovannina. Era una bimbetta bionda e la mamma si sbizzarriva ancora a pettinarla con la coda o con i ciuffetti ai lati della testa. Faceva tenerezza piccolina com’era, mentre prendeva i piatti che le porgeva la mamma e li andava a posizionare sul tavolo dove ancora non arrivava bene in altezza.
Robertino invece, avendo già dimenticato i buoni propositi, stava dando fastidio a Giulia, mentre lei stampava la cartina geografica di Betlemme.
“Vedi è qui che è nato Gesù” gli disse Giulia, indicandogli un luogo preciso della mappa. Lui vi gettò uno sguardo distratto e tornò a farle un dispetto, mentre lei iniziava a battere sui tasti del computer per scrivere almeno l’inizio della ricerca.
Le immagini scomparvero dallo schermo.
“Mamma! Lo vedi! E’ sempre lui, guarda, ora come faccio a fare la ricerca!”
“Robertino…BASTA!” gli urlò la mamma e poi rivolta a Giulia:
“Adesso è ora di cena, dai, venite a mangiare. Alla ricerca penseremo domani, ti aiuterò io”. Robertino era elettrizzato, non stava un minuto fermo e anche mentre le sorelle gustavano la zuppa, lui trovava il modo di infastidirle.
“Guarda Robertino che ha ragione Giulia, se continui così la Befana riempirà le loro calze di dolci e di giochi e per te riserverà solo il carbone, è questo che vuoi?” Lui si grattò il naso coperto di lentiggini e per un po’ non disturbò. Silvia ricordò di avere un vecchio libro di favole e pensò che sarebbe stato bello, dopo cena… Continua a leggere…

Il racconto fa parte dell’antologia “Storie tra luci e ombre” al seguente link:

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I Miei Racconti

I Suoi Passi Leggeri


I SUOI PASSI LEGGERI                                                                                                                                   Finalista al concorso letterario nazionale La Memoria, pubblicato nel volume Micol                                                   

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Non mi è mai piaciuto mio nonno, dico sul serio. Anzi per la verità non sono mai riuscito a soffrire la sua presenza dentro casa nostra. La nota stonata che trasformava la melodia della nostra vita familiare in una nenia tediosa che non si aveva voglia di ascoltare. Eppure non c’era nulla da fare, nonostante avessi più volte manifestato la mia insofferenza a quella presenza pesante e deprimente, tutta la mia famiglia si univa compatta dalla sua parte, lasciandomi solo. Mi chiedevo perché mai i miei genitori nutrissero devozione verso quel rottame umano che minava la nostra serenità. Mio padre era aperto a ogni dialogo con me e mio fratello più piccolo e la comprensione che mia madre aveva nei nostri confronti era infinita. Sì, ma non per ciò che riguardava l’argomento nonno. Così io capii ben presto che era inutile insistere. Avrei dovuto sopportare quell’uomo con i suoi occhi affossati e cerchiati di nero e quel viso deformato da una paresi che gli torceva la bocca, dai lati della quale colava sempre un po’di saliva, e la cui smorfia lasciava intravedere i resti ingialliti della sua antica dentatura. Avrei ancora dovuto vedere i suoi capelli ricci, candidi e radi, che stanchi ricadevano sulla sua fronte segnata. Tutto di lui mi inquietava, odiavo il suo odore di vecchio, detestavo le sue mani macchiate e rugose al punto da non riuscire più a mangiare il pane se solo lo aveva toccato. E infine quel numero marchiato all’interno del suo polso 12956, con un inchiostro blu, ancora nitido tanto da contrastare con la sua pelle quasi trasparente, come un livido che non se ne sarebbe mai andato…

Il racconto fa parte dell’antologia “I doni della mente” al seguente link:

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I Miei Racconti

C’era una volta una donna Bellissima


C’ERA UNA VOLTA UNA DONNA BELLISSIMA

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C’era una volta una donna bellissima, dai lunghi capelli neri e due occhi talmente grandi che guardandoli si riusciva persino a entrare nella sua anima. Il suo sorriso era una brezza che raggiungeva il cuore, le sue mani morbide carezzavano in modo sublime e le sue labbra si nutrivano di me, baciandomi. Il suo profumo pervadeva tutta la casa e le ninne che mi cantava continuavano a cullare i miei sogni, fino al mattino. Era bello stare con lei, insieme vedevamo sorgere il sole, trascorrere il giorno e giungere la notte, sempre vicine. Le pappe, le nenie, l’odore del suo latte, le favole che parlavano di un mondo lontano, ma che lei riusciva a rendere vicino e possibile. Inebriante era scoprire che l’Universo, attraverso i suoi occhi, era un orizzonte luminoso dove tutti i nostri desideri si sarebbero potuti realizzare. Un rincorrersi infinito di fate e di gnomi che sembravano materializzarsi, rendendoci parte della loro infallibile magia. E la donna bellissima, meravigliosa volgeva il suo sguardo felice a me e al mio crescere armonioso.
Tutto questo festoso entrare in innumerevoli castelli incantati, si fermò nel giorno in cui una strega cattiva fece sì che vedessi la donna bellissima, ancora prima dell’alba, pronta a uscire, indossando un grembiule grigio e con i lunghi capelli raccolti in una cuffia bianca.“Dove vai? ” stentai, cercando di far uscire le mie prime sillabe, una domanda che lei intuì solo dal mio sguardo di infante. Era bellissima quella donna, anche con il grembiule che mortificava le sue forme e la cuffia che nascondeva la sua folta chioma. Mi rivolse un sorriso, meno vibrante di quelli a cui ero abituata, quasi triste. “Sei grande ora, io torno in fabbrica, tra poco viene la vicina”. Un bacio veloce e leggero sulla mia fronte impallidita. Sola, mi lasciava sola senza più magie da creare! Tentai a lungo di richiamare le mie amiche fate, per far realizzare l’unico desiderio che sentivo crescere a dismisura in me, quello cioè di averla ancora vicina. I castelli incantati erano crollati sotto i colpi di quell’unica realtà, lei andava al lavoro, anche se io non ero grande, non parlavo ancora e non sapevo neppure nutrirmi. E doveva farlo per darmi da vivere. Così giorno dopo giorno, ogni mattina, senza pietà, prima dell’alba lei doveva lasciare il caldo del nostro letto e anche se pioveva o nevicava, oppure tuonava forte… Continua a leggere...

Il racconto fa parte dell’antologia “Storie tra luci e ombre” al seguente link:

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I MIEI LIBRI

Nessun Segno sulla Neve


                                                                La nuova edizione di Universo Edizioni

La trama del romanzo inizia ai giorni nostri e porta ad un avvenimento di tanti anni fa, che risale al 1968 ed al periodo nel quale il protagonista del racconto frequentava il liceo, quando accadde un orribile omicidio all’epoca rimasto irrisolto. Questa storia, che sembrava dimenticata e sepolta, torna ad essere improvvisamente e drammaticamente attuale per lui, ora brillante e stimato medico oncologo di mezza età, quando in un caldo e pigro pomeriggio settembrino, il pomeriggio “perfetto”, come lo definisce lui stesso, si diverte a navigare in internet insieme al figlio. Aiutato da quest’ultimo, infatti, entra nel sito di Facebook e si imbatte nel profilo della ragazza che amava disperatamente in quegli anni, dalla quale purtroppo non era mai stato ricambiato. E’ l’inizio di un viaggio interiore intriso di profonda nostalgia, ricordi e passioni, che porterà il suo destino ad intrecciarsi in modo imprevedibile con quello della ragazza, divenuta ormai una donna matura. Il racconto offre un appassionante, fedele e nostalgico spaccato della vita italiana durante i grandi avvenimenti e mutamenti sociali e politici, che segnarono in modo indelebile un’intera generazione, fornendo una nuova chiave di lettura su un periodo storico controverso come è stato in molti casi il ’68. I suoi contenuti sapranno quindi parlare delle profonde passioni e dei disperati amori a chi li ha vissuti all’epoca e a chi ne è tuttora alla ricerca. Ad arricchire il racconto una trama gialla che parte da un episodio criminoso avvenuto allora e termina, con un finale a sorpresa, ai giorni d’oggi.

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  Le prime vecchie edizioni ora fuori catalogo

Su questo libro si sono dette tante bellissime cose, lo potrete scoprire leggendo le recensioni e i commenti dei lettori. e’ stato presentato in vari contesti, a Roma e nella sua vasta provincia, così’ come a Genova. l’evento più importante e di grande rilievo e’ stata la scelta fatta dal comune di Roma di presentarlo nell’ambito delle manifestazioni culturali estive comunemente note come Estate Romana. Nella videogallery e nella photogallery troverete le immagini e potrete ascoltare la musica eseguita al piano dal maestro Luigi Maio, l’intervista del regista Fabio Bellucci, di Etruriain.tv. E’ stata un’occasione irripetibile, sotto il cielo della mia Roma, nei giardini di Castel Sant’Angelo, a pochi passi da San Pietro e dal fiume Tevere. Questo forse il ricordo piu’ bello legato al libro scritto con la mano sinistra, quella del cuore…

Questo libro ha vinto il 5 luglio 2013 l’ambito Premio Letterario Nazionale Perseide,assegnatomi da due giurie, una popolare formata da quaranta lettori e l’altra di qualità composta da critici letterari, giornalisti e personalità del panorama letterario. La premiazione e’ avvenuta a Roma presso l’Auditorium Confesercenti di Via Nazionale. Il premio vinto prevedeva, tra l’altro, la presentazione del romanzo alla Fiera del Libro di Roma Piùlibripiùliberi, dove è stato presentato l’8 dicembre 2013 alle ore 11.00 presso la Sala Corallo della Fiera del Libro, nel Palazzo dei Congressi di Roma.

Pagina Facebook dedicata al libro:                                                                                             https://www.facebook.com/pages/NESSUN-SEGNO-SULLA-NEVE/504029679694675?ref=ts&fref=ts

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